--Non vi si vede più, professore. Vi siete messo a fare propriamente l'eremita. Che cosa vuol dire?

Il Sant'Angelo s'attaccò alle solite scuse: gli studi, l'umore cattivo, la salute che non aveva più buona come una volta.

--Male, male, caro Mattia!--l'altro riprese.--Con questa vita di solitudine vi avvelenate l'esistenza. Un uomo come voi, che era l'anima delle brigate, che portava a tutti la consolazione e l'allegrezza! Che abbiate avuto dei dolori, chi non lo sa! Non si perde, senza che sia uno schianto per l'anima, una madre come la vostra. Ma anche il dolore ha un limite. E fare come voi fate è torturarsi inutilmente!

--Che volete, caro conte Nardin, quando si hanno certi temperamenti benedetti!

--Sì, capisco; i temperamenti voglion dire assai. Ma, corpo di mille diavoli, quando si ha un po' di sangue nelle vene, si deve ben trovare la maniera di vincersi!

E, passato il braccio sotto quello del Sant'Angelo:

--In confidenza, professor Mattia, non andate in collera se vi riferisco quel che dicono in paese? Gente maligna, lingue sacrileghe, certo! ma poichè di queste si deve sempre temere....

Il conte sentì come il braccio del Sant'Angelo ebbe un sussulto sotto il suo.

--Che cosa dicono?--chiese forzandosi a che la voce non tradisse l'emozione.

Il Mangilli, arrivato al punto cui egli mirava, non si tenne più e ruvidamente, senza ambagi, spiattellò quanto s'era proposto di dire, sino all'ultima sillaba, solo tacendo i nomi delle persone, onde aveva saputo la cosa.