--È un sacrificio che io vi chiedo, Loreta; lo so: era per questo che mille volte mi son sentito mancare l'animo di dirvi quello che mi stava nel cuore. Ma ora che ho parlato, non posso più nascondervi nulla; sento che adesso si gioca di tutta la mia vita: sento che tutto il mio destino è riposto ormai nelle vostre mani!
E afferratale la destra, con un repentino slancio, in cui la sua passione, per tanto tempo rattenuta, scoppiava finalmente senza freni, vittoriosa:
--Rimani, Loreta, rimani.... Non capisci che senza di te la mia esistenza sarebbe infranta? Non capisci che tu sei la mia pace, il mio solo pensiero, l'unico e caro mio amore?... Senti: è vero, io non ti posso più dare nè gli entusiasmi della giovinezza, nè le ebbrezze di un'anima ancora sorridente. Ma questo sì ti posso dare: un affetto puro, una venerazione costante che sarà la legge della mia vita, che non cesserà che coll'ultimo battito del mio cuore. Loreta, resta.... Tu sarai la mia compagna fida e adorata, l'arbitra della mia sorte, la regina della mia casa....
Mentre il professore diceva queste cose appassionatamente, stringendole forte le bianche mani, ella, guardandolo con molta tenerezza, aveva gli occhi gonfi di pianto.
--Siete generoso, Mattia. Non vi posso dire quanto bene mi abbiate fatto con la vostra profferta, di cui apprezzo tutta la grande nobiltà. Ma appunto per questo, no.... non posso accettarla!
--Non potete, Loreta, non potete?--chiese il professore con accento d'angoscia.
Ella non rispose subito.
--Dunque--egli insistè con voce ognor più commossa--voi sentite di non potere assolutamente concedermi il vostro affetto?
--Il mio affetto!--la giovane proruppe.--No, no, Mattia, non è questo. Chi mai conoscendovi ed apprezzando le vostre virtù potrebbe non amarvi? Qual donna non dovrebbe essere orgogliosa ed onorata della profferta che voi avete fatto a me ora con tanta sincera bontà? Mio Dio! sarebbe stato questo il mio bel sogno, sarebbe stato il mio paradiso....
--Ma allora.... allora?