--L'egoismo qualchevolta ci rende perfino ingiusti!--soggiunse il conte con molta gentilezza.--Ed io sono loro ben riconoscente d'essere venuti....

Dicendo questo l'occhio di lui si fissò per un momento nel volto di Loreta con la stessa profonda intensità d'espressione con cui l'aveva fissata quella mattina nell'accennare alla speranza d'incontrarli alla festa.

Ma l'animazione grandissima, che intorno regnava, e la bellezza pittoresca del quadro, che s'offriva ai loro sguardi, diedero subito agio al conte di cangiare il discorso.

Per la vastissima prateria di Nimis, sulla quale sorgono qua e là de' gruppi d'annosi castagni, una folla variopinta s'aggirava, vociando, ridendo, pigiandosi, intorno ai banchetti della fiera ed alle baracche de' saltimbanchi. I mercanti, con alte grida, offerivan intorno le loro merci: chincaglierie passate di moda, giocattoli a buon mercato, immagini sacre dalle tinte stridenti, utensili domestici, arnesi agrarî, cianfrusaglie donnesche e certe campanelle di terra cotta col battaglio di legno, che sono una vera specialità del paese e si trovano in tutte le grandezze desiderabili e con la più variata gradazione di toni. Pochi erano i contadini che di queste campanelle non regalassero i loro ragazzi, i quali, armati di codesto bizzarro quanto romoroso balocco, si stringevano poi, scampanando a distesa, intorno a' banchetti, ne' quali, disposti in bell'ordine sulle tovaglie di bucato, s'ammiravano, pieni di seduzione, i cartocci colmi di mandorle toste, le ciambelle ornate di zucchero filato e i panciuti bottiglioni di limonata e di tamarindo, sorgenti, col tappo di foglie di vite, in mezzo a una corona di bicchieri di tutti gli stampi. Non minor folla, nè minor chiasso dinanzi alle tre o quattro baracche: della fotografia istantanea, del carosello coi cavalli giranti a suon d'organo, del panorama che offriva un regalo ad ogni visitatore e del circo americano, di cui un povero clown col viso infarinato e la rossa parrucca spelacchiata svociavasi a decantare le mai vedute meraviglie.

E mentre sul colle che sovrasta il paese un gran numero di contadini si accalcava per visitare il piccolo santuario della Madonna, che a gran distanza, oltre la porta spalancata, vedevasi rifulgere di ceri accesi e di lumini colorati, la vera allegria ferveva su per i poggi, che elevatisi con facile pendìo, verdi d'erba altissima e di macchie frondose, quasi ad anfiteatro intorno al prato. Lassù compagnie numerosissime, o raccolte intorno a grandi fiammate, sulle quali s'apprestava alla campagnuola qualche manicaretto improvvisato, o intorno alle tovaglie stese per terra e sulle quali si disponevano con molta festa e molte risate le copiose provviste che tutti sogliono recare con sè; larghe brigate di amici, che avevano già intorno, come avanzi dimenticati sopra un campo di battaglia, intere batterie di bottiglie asciutte. E in mezzo a quella festante popolazione campestre non poche comitive di villeggianti--signore e signori in abiti di campagna--che adattandosi all'occasione si associavano al chiasso generale facendo molto onore, coll'allegrezza e l'appetito ond'è larga dispensatrice la buona aria libera, a' cibi ed ai vini che i servitori venivan togliendo dalle ricolme paniere.

E a tutto questo era bella cornice lo spettacolo della vallata, che s'apriva dinanzi, magnifica nella felice ubertà autunnale, e della curva maestosa delle Carniche, che alzavasi in fondo colle vette erte e i fianchi boscosi, spiccante sul cielo purissimo, nella tinta violetta del tramonto imminente.

Ai coniugi Sant'Angelo si era unita subito una famiglia di Fontanabona, solita per vecchia abitudine a trascorrere con essi quella giornata, più il conte Leonardo Mangilli, arrivato egli pure allora allora col suo cavallino, e qualche altro conoscente. Le presentazioni furono fatte presto e poichè, come il Polverari amabilmente affermava, "in campagna non ci hanno da essere complimenti" anche la lieve soggezione, inevitabile a' primi momenti, dileguò al più presto.

Il professore, lieto come un bambino di aver potuto trovare ancor libero il "loro posto di tutti gli anni" proprio sul colmo del poggio, in un punto da cui dominavasi stupendamente l'intero paesaggio, aveva fatto ad Agnul, che attendeva giù presso alla carrozza, il segnale convenuto; e il ragazzo, lesto come sempre, era salito a portare in due o tre volte i panieri delle provvigioni. Le donne apprestarono presto bicchieri e posate sull'erba, il professore si die' premura a svoltare i numerosi cartocci contenenti le grosse provviste di carni rifredde e de' famosi salati paesani, e il conte Mangilli, reclamando il suo ufficio consueto, cominciò a far saltare i turaccioli del vecchio vino.

La merenda fu allegra. Il professore pareva avesse ritrovato il brio de' suoi anni giovanili e con quella piacevolezza, che già lo aveva reso sì caro alle ragunate, cominciò a narrare cento gaie storielle: qualcuna delle comiche burle del nonno Sant'Angelo, qualche aneddoto intorno alle macchiette più caratteristiche del paese. E il conte Nardin, che in quel giorno non giustificava punto col lieto suo umore la sua taccia d'orsaggine, fu egli pure felicissimo d'arguzia quando volle narrare all'ospite la storia del famoso prè Zuan, il Terranova di Mattia Sant'Angelo: storia ch'ebbe di molto accresciuto l'effetto allorchè egli potè far notare al Polverari ed agli amici la buffa figura di don Giovanni Morganti, che, col cilindro bisunto sulla nuca e il viso infocato, barellava malsaldo in gambe in mezzo alla folla sul prato sottostante, gittando in alto, contro il loro gruppo, delle brutte occhiatacce piene di acrimonia.

A tutti questi discorsi il conte Polverari mostrava di prendere non poco piacere ed interesse. Però a chi l'avesse attentamente osservato non sarebbe per fermo sfuggito come di sovente il sorriso venisse a spegnersi sulle sue labbra e come egli dovesse imporsi un certo sforzo per manifestare l'ilarità che le arguzie, recitate intorno a lui, reclamavano. Tratto tratto egli volgeva gli occhi verso la signora Loreta, che s'era messa al lato opposto del crocchio, in mezzo a due altre signore della compagnia e che, a malgrado del vivace chiacchierio delle sue vicine, sembrava molto distratta. Ella aveva infatti appena toccato cibo e messo alle labbra il bicchiere. Tutte le volte che il conte Polverari le aveva diretta la parola aveva risposto breve, con un certo imbarazzo, procurando di sfuggire l'incontro degli sguardi di lui. E in qualche momento, allorchè il conte Nardin, un po' soverchiamente animato dalla sua vena felice, eccedeva un tantino nello scherzo, ella con istento riusciva a frenare una tal quale impazienza.