Il professore si sentiva lietissimo: diceva che quella giornata gli era passata come un lampo, si lodava della bontà degli amici, attestava, con la sua bonomia d'uomo sano e sincero, che si ricordava poche volte d'aver mangiato e bevuto con tanto gusto. E piegando la testa, giovialmente, verso Loreta, le susurrava qualche carezzosa parola, com'era rimasta ancor sempre tra loro consuetudine gentile.

La sera era placida, il cielo pieno di stelle, i campi odoravano soavemente.

Ne' villaggetti che attraversavano, i contadini sedevano ancora presso alle porte, godendosi la fresca aria notturna. Lungo tutta la strada incontravansi in allegre brigate, che a piedi od in vetture, ritornavano dalla sagra.

A un certo punto il professore dovette mettere a passo i cavalli per ischivare un grosso carrettone, nel quale una numerosa comitiva di contadini era raccolta: il carrettone, troppo carico e tirato da due povere rozze, procedeva assai lento, e le donne, con fresche voci giovanili cantavano pianamente una delle più popolari villotte friulane, così dolci nella mestizia del verso e nella semplicità del ritmo musicale:

Oh! denant di maridassi

Nome rosis, nome flors

E po dopo maridadis

Nome spinis e dolors.

Mattia e Loreta stettero un istante silenziosi ascoltando il canto. Poi quando la carrozza, approfittando di un largo che aprivasi nella strada, potè superare il carrettone e riprendere la corsa di prima, Mattia fe' scoppiettar gioiosamente la frusta e volgendosi con tenerezza alla moglie:

--Si dice che i canti popolari parlano sempre il vero. Hai sentito questa canzone? Ebbene.... chi meglio di noi può affermare ch'essa è bugiarda!