Fu tra il movimento di questa folla che per un istante il conte Polverari potè trovarsi al fianco di Loreta, solo, un po' discosto dagli altri compagni.

E fu allora che di repente, appressatosi a lei ed abbassando quanto più potè la sua voce vibrante d'emozione, le mormorò all'orecchio queste parole:

--Finalmente, signora, finalmente! Attendevo questo momento con ansia. Ho da dirvi tante cose!

Ella fe' l'atto di allontanarsi, ma il conte non gliene lasciò il tempo insistendo con energica risolutezza:

--Loreta, Loreta, datemi il modo ch'io possa parlarvi! Ve lo domando come una grazia.... ve lo domando pel ricordo di tutto il passato!

--No, no, non posso!--ella mormorò con voce strozzata.

--Dovete poterlo, Loreta.... od altrimenti, ve lo giuro, il modo saprò trovarlo io stesso!

Non poterono dirsi di più. In quel momento il professore ed il conte Mangilli si riavvicinavano ad essi e Loreta, pur sentendo venirsi meno, riuscì con un violento sforzo di volontà a dominarsi.

Come vinta da uno stordimento, poichè l'ora di ripartire era intanto venuta, ella ricambiò, quasi inconsapevole di quanto avveniva, i saluti dei suoi amici. Un brivido di freddo le corse per la persona allorchè il conte con una stretta di mano lunga e tenace parve volerle ricordare le parole ch'egli le aveva detto poco prima.

Loreta respirò quando i cavalli, usciti lentamente dal viale ancora affollato, si misero a trotto per lo stradone che dava sull'aperta campagna.