Con una specie di famigliarità squisita e con delicata curiosità, negli intervalli di silenzio del barone, quelle gentili mi strinsero con cento interrogazioni sul genio, sulla virtù, sulla bellezza di Garibaldi, sui pericoli corsi, sui prodigi compiuti, sulle speranze, sull'avvenire. La loro commozione e la gratitudine salirono al colmo quando le regalai dell'unico ritratto del generale che tenni sempre meco nel portafogli con la firma autografa di lui.
Ma a me importava vincere il signor R… in un altro campo. Dopo una discussione animata in cui la Norina pugnando al mio fianco rivolse contro il nonno l'ingenuità della sua eloquenza, la musica della voce, il magisterio delle carezze, e le seduzioni della preghiera, egli acconsentì di deporre sull'ara della patria gli ereditari rancori contro i B…, che per sì lungo tempo contristarono la terra materna e velarono la serenità d'una virtuosa famiglia.
Solo la vecchia zia, rigida conservatrice di tutto intero il passato dei baroni di R…, ritornò taciturna e implacabile alla bavella e al bambou.
Appoggiato al mio braccio, il generoso vecchio venne alla mia residenza fra due fitte siepi di popolo, a cui di rado mostravasi, amoroso e riverente.
Nella sala vidi il signor B…, vicino a mia moglie, in assisa di capitano, impallidire come un cadavere alla comparsa inaspettata del vecchio cieco, seguìto da' suoi figli e da molti amici che invitai a pranzo.
Me gli accostai dicendo:
—Ben contento di trovarvi qui, capitano! ora bisogna provarmi che il patriota non la cede al gentiluomo.
Ed ei con occhi scintillanti e con labbra bianche:
—La vostra dittatura è guanto di ferro che mi stritola. Orrenda cosa sempre la potestà assoluta!
—Mia moglie aspetta il vostro braccio.