E ci avviammo alla sala da pranzo. Il barone s'assise accanto a lei e a canto a me il capitano. Ella, ed io con qualche pena abbiamo dato il La alla conversazione; il cibo e i vini ci furono preziosi alleati, e le bande musicali e i battimani incessanti del popolo nella sottostante piazza.

Rizzatomi, e fatto silenzio, cominciai:

—Il popolo applaude a questo banchetto di fratellanza; sa che noi qui compiamo un atto religioso, sa che…

In questo mentre, mi annunziarono una deputazione, che feci introdurre frettolosamente, capitata a salvare in tempo la mia riputazione oratoria, che naufragava nel banco delle scipidezze.

—Signor sindaco, signor capitano! favellò l'oratore della deputazione con una breviloquenza perentoria; il popolo raunato vuole salutarvi riconciliati.

Tali parole elettrizzarono la sala e ridussero a nulla ogni resistenza. La voce ferma e sonora dell'oratore popolano sembrava l'eco della voce onnipotente della moltitudine. Tutti si alzarono, e mia moglie, guidato il barone all'altro capo della tavola, e presa la mano del capitano la congiunse a quella del sindaco con queste parole:

—Consentitemi che io sia pronuba alla riappacificazione di due uomini onesti.

—Giovanni B…, e l'accento solenne dell'onorando cieco suscitò un'emozione in ogni cuore, dite che nel nome d'Italia e di Garibaldi noi abiuriamo il passato.

—Abiuro, balbettò il capitano finalmente vinto.

Si abbracciarono, visibilmente commossi, questi uomini, ai quali venne insegnato di odiarsi fin dalla culla, e obbedienti al comando del popolo si presentarono sul poggiuolo. I commensali dietro di loro coi candelabri accesi illuminavano la scena dei due nemici che si stringevano la mano.