Il mare agitato mi costrinse di corcarmi senza indugio, e in quello stato di languore malaticcio mi lasciai andare in metafisicherie platoniche.
—Basta un raggio di giustizia e di bontà, io pensava, sceso dalle arcane e temute sedi del governo, per fare miracoli di codesti popoli della Magna Grecia, che hanno i nervi sottili e sensitivi dell'artista; e sono artisti. Il sentimento del bene ai loro occhi come a quelli di Platone s'imparenta al sentimento del bello; e sulle ali d'ambidue si ascende così facilmente alla cognizione del vero!
Compagni al mio ritorno erano sul ponte il signor B…, il quale, allo spettacolo di quelle genti meste che ci salutavano dal lido, mi ripetea il verso di Virgilio:
«Exoritur procurva ingens per litora fletus:
i figli del barone e parecchi giovani patrioti i quali mi vezzeggiavano affinchè li presentassi a Garibaldi. Di repente il battello s'arrestò per frattura nella macchina. Piccolissimo, stravecchio e senza àncora, veniva palleggiato ignominiosamente dalle acque ingrossate, e risicavasi d'urtare contro gli scogli di Procida. Sui volti sgomenti del mio corteo leggevasi che col rompersi della macchina erasi rotto l'incanto della presentazione a Garibaldi. E rivoltomi al signor B… celiando:
—Ieri abbiamo mangiato le murene d'Ortensio, oggi le murene mangeranno noi.
Il pover'uomo s'industriò di sorridere, per debito di cortesia gerarchica, alla mia freddura; allargò la bocca, ma il riso non venne.
—La lancia è a mare a vostra disposizione, dissemi il capitano di bordo.
—Mandatela a Procida per altre barche; ce n'andremo tutti in quelle.
Se l'essere restato a dividere il pericolo comune non infuse coraggio alla brigata, posela nell'obbligo di nascondere la paura. Nondimeno taluno segnavasi di soppiatto, altri agli angoli del ponte sbottonavasi il panciotto, tirava di sotto alla camicia un amuleto in raso ricamato e premevalo sulle labbra.