Ed egli:—Non avete inteso oggi il generale quando a mensa, circondato da più di trenta uffiziali del seguito, pronunciò quelle fulminanti parole: «A pranzo trenta, in campo dieci o dodici!»

—E vi lusingate d'infiammarli alla passione delle battaglie col vostro elisire?

—Almeno non andranno a fare gli eroi su e giù della via Toledo e ai Giardini della Villa, mettendo sossopra, senza averne diritto, i cuori delle belle napolitane.

Vi defraudarono della vostra porzione? Quelle povere belle, vedovate dalla vostra tirannide, imprecheranno contro di voi, e ogni speranza d'un loro sorriso per voi s'estinguerà per sempre. Ma esse opinano che la medesima distanza divida Caserta da Napoli e Napoli da Caserta. E con simili ciarle ci addormentammo placidamente.

L'indomani all'ora antelucana brulicavamo, secondo il costume, nella sala, bevendo il caffè e aspettando il generale. Il quale indi a poco comparve avvolto nel poncho e il fazzoletto di seta sulle spalle. Noi gli facevamo ala per seguirlo. In quel punto gli mosse incontro un gentiluomo sui cinquant'anni, cappello in mano. Il colonnello Paggi e i maggiori Gusmaroli e Stagnetti gli saltarono addosso come molossi, intimandogli a voce bassa ma concitata di ritirarsi, chè in quell'ora il generale aveva ben altro pel capo. Solevano codesti uffiziali tenere lontana da esso quanta più gente potevano per camparlo dalla noia delle petizioni o dei lunghi discorsi, e principalmente per un senso febbrile di esclusivo possesso della persona di lui, dimenticando che l'uomo del popolo e dittatore doveva ascoltare, conoscere, appagare quanti più gli fosse venuto fatto. Vedevano perfino di mal'occhio e con gelosa ansietà, se noi stessi, aiutanti suoi, gli parlavamo spesso, massime in colloquio appartato e politico. E il generale, a cui tornava molesto il troppo zelo, con guardo acceso:

—Lasciatelo passare.

E queglino, ingrulliti, ristettero e diedero volta.

E il gentiluomo:—Signor dittatore, non so risolvermi di ripartire per
Bojano senza il soccorso che v'ho chiesto.

—Mi narraste ieri di tremila patrioti armati e pronti; questi bastano a domare la reazione, o a limitarla dov'è. Il paese liberato deve saper custodire la libertà da sè stesso. Voi, maggiore delle guardie nazionali di quella provincia, capitanate i tremila.

—Senza la presenza di soldati vostri, senza l'autorità e la guida di uffiziali del vostro seguito, e fra i più valorosi, non se ne caverà alcun costrutto.