—Temporeggiando e destreggiando se ne può trarre partito, notògli Caldesi. Alle avvisaglie facendo mano mano succedere più gravi conflitti, io m'affido nella vittoria.

—Quando ci vedranno primi al pericolo, io soggiunsi, supereranno la nostra aspettazione. A Maddaloni i Siciliani, sotto Bixio, fugarono alla baionetta più d'una volta le ostinate colonne nemiche.

—Garibaldi, mio caro Caldesi, non ama le lungaggini, nè io le amo più di lui, replicò Nullo. Potremmo, indirizzando la parola a me, ottenere i risultati di Bixio se uno dei nostri incorniciasse i due battaglioni.

Ed io di nuovo:

—Supplirà al valore il numero. I tremila che suppongo troveremo a Bojano e qualche aiuto che fornirà Campobasso, capoluogo della provincia, ci abiliteranno ad una guerra corta e fulminea.

Eravamo già entrati nel Sannio. Il Matese e il Molise sui due versanti dell'Appennino, che noi varcammo sino a Campobasso e rivarcammo sino a Bojano, furono l'antica patria di quella stirpe guerriera e formidabile che umiliò Roma nei più fieri giorni della repubblica. Lungo il viaggio, data qualche tregua alle cure della guerra, allentammo la briglia al nostro entusiasmo d'umanisti, mutammo per poco la marcia militare in pellegrinaggio archeologico, e rifrugando nei nostri studî giovanili di Tito Livio, di Micali, di Niebhur, c'industriammo di ricomporre leggende, tradizioni, fatti, istituti, templi, città, collocandoli al loro posto sui dossi silvestri e desolati di quelle montagne limitate dalla Campania, dalla Apulia, dalla Lucania; dove un dì fiorirono oltre due milioni di Sanniti, ed oggi miseramente vi stenta la vita appena mezzo milione di cafoni.

—E stimi tu, mi dimandò il capitano Zasio, questi straccioni, con sandali di pelle di capra, con feltro a tronco di cono, messi sossopra da un vescovo per riavere il Borbone e la schiavitù, discendenti legittimi di quei terribili e pomposi guerrieri, che armavano talvolta ottantamila fanti e ottomila cavalli, e sfoggiavano tuniche marziali di preziosi colori e scudi intarsiati d'oro e di argento, e tenerissimi della libertà, facevano sudar sangue ai Romani intesi a domarli, e domi e pesti e scaduti potevano aiutarli validamente contro Annibale, e nella rassegna delle milizie dei soci in Roma figurare con settantasettemila soldati?

—Misericordia! esclamò Nullo, a tanto sfoggio d'impreveduta erudizione.

—Scommetto che ha il libro in tasca, disse Caldesi procedendo alla perquisizione personale. Perdio non l'ha! Fresco di collegio il giovinotto! Mette appena i baffi. Or bene, in che anno urbis conditæ intervenne la rassegna?

E Zasio: