—Da quando in qua?

—Fruscianti capitò qui cogli ordini. Il Generale s'imbarcò con gli aiutanti, le guide, i carabinieri genovesi e la brigata Corte arrivata testè da Gaeta.

—Dunque ieri m'ingannò! Impossibile!

Ritornai, non so se sdegnato o trasognato, nella prima stanza. Ivi rividi Ripari ignudo sino alla cintola e supino sul pagliericcio. La settenne galera di Pagliano lo disavvezzò dalle materasse, dalle lenzuola e dalla biancheria.

Data, un minuto prima, al bucato l'unica camicia di lana, non avanzavagli che l'uniforme per cuoprirsi. Il suo baule non contenne mai filo di cotone o di lino, nè mai odorò di lavanda.

Condiscese al pagliericcio pel decoro del grado di colonnello, ma letto favorito eragli la panca.

Benchè stretti amici, bisognava in certi casi lo avvicinassi con cautela, essendo egli spinoso come un'istrice, e d'altra parte, facile a intenerirsi come una donzella.

—Ci ha corbellati ambedue, io principiai.

Rizzatosi a sedere e calati i piedi a terra, cominciò a far segni dispettosi sul pavimento col frustino. In quel mentre un disgraziato Siciliano gli si accostò, porgendogli un foglio di supplica per divenire chirurgo di battaglione.

Voltegli le spalle nude e lasciatolo col braccio teso e col foglio in mano, Ripari, dirigendosi a me, proruppe dolorosamente: