—L'ho in parte sfabbricato e rifabbricato per adattarlo ai bisogni dell'Istituto, vi si lavora tuttavia, e nelle presenti angustie dell'erario ci spesi già quindicimila lire. Oggi le monache non saprebbero che farsi del trasformato edificio. Ma per esse ne adocchiai un altro migliore.

—Bene, procurate d'accontentarle, replicò egli domato dall'argomento delle quindicimila lire, quando i suoi generali avevano due lire il giorno di paga. D'ora in poi lasciate in pace le mie monache.

I desiderî di Garibaldi erano comandi; ed io m'affrettai a San Polo col proponimento di soddisfare la sorella di Pilo. Ma i lavori spinti alacremente volgevano al termine. L'architetto mi dimostrò col nero sul bianco che a disfare e rifare come prima ci voleva il doppio dello speso.

Il convento, ricinto d'altissime mura, giaceva immezzo ad una selva d'aranci, di cedri, d'ulivi, di fichi d'India, solcata da viali d'alberi di pepe e di sughero. V'erano giardini, e peschiere, e getti d'acqua. Non so quanto le mistiche spose di Gesù Cristo, coll'ali invescate della terrestre voluttà che spirava da quelle fragranze pericolose, da quegli ombrosi recessi, da que' studiati spettacoli d'una vegetazione intertropicale, potessero innalzarsi alla meditazione delle pene del purgatorio.

Sotto quei boschetti, durante la fabbrica, serenava il secondo migliaio dei monelli che l'indomani dovevano diventare il secondo battaglione dell'Istituto.

Il mattino del 18 luglio, banda in testa, i due battaglioni avviavansi alla piazza d'armi. Le ultime righe del secondo si componevano di fanciulli di sei in otto anni; piccola carabina alla spalla, berretta piegata sull'orecchio sinistro, cinturino sotto il mento, testa alta, aria fiera, passo ardito, marcia in linea di mezza compagnia, distanze mantenute, conversione in colonna, secondo i casi, come vecchi soldati. Un'onda di popolo erasi riversata sulle vie, e le madri popolane traevano in coda ai figliuoli guerrieri, spargendo lagrime e facendone spargere agli spettatori.

Al ritorno un infermiere dell'ospedale dei feriti mi consegnò un biglietto di mia moglie così concepito: «Il Generale s'allontanò da Palermo; l'ambulanza ricevette l'avviso di seguirlo.»

Volo agitatissimo all'ospedale di San Massimo, e vi trovo Ripari, capo medico, mezzo costernato e mezzo furente, il quale dava ordini, contr'ordini e colpi di frustino per accelerare l'allestimento dell'ambulanza. Gli era un andirivieni di medici, di chirurghi, d'infermieri, di farmacisti e di ammalati colle ferite non ancora rimarginate, supplicanti di ritornare alle proprie compagnie. Mia moglie, nell'ultima stanza intesa ad infarcire di filacce, di bende e di agrumi i sacconi dei letti, mi fece:—Sei pronto a partire dimani? Noi partiamo dimani.

Ed io a lei sorridendo:—Non ti affannare, Garibaldi fa colezione a bordo di un vascello inglese.

—Molto probabile! mentre i nostri si battono a Meri!