—Puntate la prora su Alta Fiumara. Vicino a terra piegate a destra.
Approdino tutti sulla vostra sinistra.
E volgendo la parola al corpo di spedizione:
—A voi l'onore di precedermi. L'impresa è ardita, ma ho fede in voi. Vi conosco a prova. Ci rivedremo fra poco… E intanto la piccola armata gli sfilava davanti.
Suonavano le dieci. La brezza notturna increspava leggermente il mare; le correnti dello stretto ci spingevano alquanto fuori della bocca del canale, onde timoneggiando verso il punto fisso, l'avventurosa flottiglia formava un arco stupendo, che io dalla mia barca in testa di colonna vedevo mano mano disegnarsi. La notte era stellata e senza vento, e fantastici volumi di nuvole coprendo la luna, spandevano una oscurità propizia sul nostro passaggio. Il timoniere coll'acuto occhio marinaro aveva a tutta prima ravvisati due legni borbonici della crociera, i quali, passando sotto Alta Fiumara, muovevano alla volta di Scilla. Verso il mezzo dello Stretto la luce rossa dei fanali e il distinto brontolio del vapore che scaricavasi dal minor tubo, ci segnalavano due o tre altre navi da guerra nemiche.
—In che l'oggetto della spedizione? dimandai al comandante, amico mio.
—Nell'assalto inopinato del forte di Alta Fiumara, durante la notte. Dianzi travestito penetrai in Calabria, m'affiatai con qualche sergente calabrese mio compaesano; fo capitale sovra una parte del presidio. Padroni del Faro da un lato, la presa di Alta Fiumara assicurerà il transito dell'esercito, impedendo col fuoco dei due forti di fronte l'avvicinarsi dei legni di Francesco II.
—Conducesti teco le guide del luogo?
—No, le troveremo di là. Appena a terra, egli mi commise, dividerai il corpo in tre schiere, piglierai il comando di quella di destra e risalirai il torrente fino alla strada quetamente, indi piegando a sinistra, assalirai il forte dalla parte superiore, le altre l'investiranno dal lato opposto. Una scala ad ogni cinque uomini. Mi fu promessa una porta aperta: il resto colle scale, coi revolvers, colle baionette. Un colpo di cannone annuncierà al dittatore il fatto compiuto.
—Santo diavolone! Un vapore! Siamo perduti! ulularono esterrefatti i nostri rematori.
Il pauroso grido volò di barca in barca, come eco cento volte ripetuta. Girai l'occhio sulle barche seguaci, e notai un attimo di sosta; un moto oscillatorio agitava quella magica curva natante, che solo si discerneva pel solco argenteo dell'acqua e per le fosforiche scintille provocate dal colpo dei remi. Ma essa conteneva intrepidi petti, ai quali il profondare sarebbe sembrata una festa al paragone del retrocedere.