—Generale, gridò il non troppo accorto comandante della spedizione, le cariche non vanno alle carabine.

Il momento era supremo; ogni indugio impossibile. Prontamente e con accento soggiogatore, Garibaldi rispose:—Fatevela a pugni!

S'udì un sì collettivo ed elettrico.

Indi, ordinatomi di entrare nella barchetta del comandante, maestrevolmente sviluppò in un girar di ciglio quell'ingombro galleggiante che a foggia di spira avvolgeva la sua lancia. I tamburi avevano già battuta la ritirata.

La quiete regnava profonda. Noi non udivamo che la voce di Garibaldi a intervalli, sonora, concitata, onnipotente.

—O Rossi! rasentate la costa, dirigetevi sulla punta del Faro. Così egli comandava in dialetto genovese.

Rossi, genovese, capitano di mare, sedeva al timone della prima barchetta occupata dal colonnello Muss…, da Libero Stradivari, da Ergisto Bezzi e da me.

Manovrando su e giù lungo la linea, il Generale stabiliva le distanze fra barchetta e barchetta, fra squadra e squadra, e ammoniva i timonieri. Egli più a mare di noi diresse la propria lancia alla punta del Faro, disegnando una retta, e vi arrivò mentre la mia barchetta spuntava dall'ultima estremità di Cariddi, e si affacciava al nostro sguardo lo spettacolo del doppio mare.

—O Rossi!

—Generale!