Garibaldi era a bordo dell'Aberdeen ancorato sulla rada. Salimmo.
Egli passeggiava sul ponte.
—Eccomi agli ordini, Generale.
—Partirete col colonnello Muss…, e apparterrete al suo stato maggiore.
—Generale! così Ripari, se mi permettete, andrò anch'io in compagnia di Mario.
E il Generale con occhio affettuoso e con benevola ironia:—Non è affare per voi; siete troppo vecchio!
Alle inaspettate parole, Ripari, acceso e spento quasi ad un punto, stette muto e immoto. Poi riscotendosi mi stese la mano, sillabando con voce abbassata d'un tono:—Sono troppo vecchio! Addio. Saltò in una lancia, disparve, e tornò a Messina a piedi per provare a sè stesso d'essere ancora abbastanza giovane.
Sull'imbrunire capitarono successivamente quattro ufficiali ad avvertire il Generale che le loro squadre trovavansi al luogo fissato.
—Va bene: tornate là e attendetemi.
Un quarto d'ora appresso, seguito dal generale Medici, da due aiutanti e da me, egli scese in un palischermo. Postosi al timone, si sguizzò inavvertiti fra le molte barche, e s'entrò in un canale che serpeggia intorno alle trincee del Faro. Alla foce stava preparato un navilio di settanta barchette e sulle ripe alcuni gruppi di gente armata; quivi fucilieri, costì cacciatori, colà guide, in silenzio, mentre sull'attigua spiaggia dello stretto riagitavansi e romoreggiavano migliaia di soldati nell'imminenza della ritirata.
Il Generale mi mandò al capo d'ogni gruppo per ordinare l'imbarco di tre uomini in ciascuna barchetta. Ridiscesi noi a mare, le settanta navicelle circondarono il nostro palischermo. Il Generale rapidamente spartille in isquadre distinte per numeri. Ciascuna barchetta governavano quattro rematori siciliani e un timoniere. Vi ebbe nel primo istante un po' di confusione; mancavano i revolvers, le scale d'assalto, alquanti soldati e parte della munizione. Alfine tutto fu in punto. Quand'ecco le guide, armate di carabine, s'accorgono che le cartucce superano la portata dell'arma; se ne sparge la notizia.