Tornato al comandante, riseppi che le guide paesane mancarono al convegno, ond'io a lui in suono di domanda:—Dunque?
Ed egli a me tranquillamente:—Si fa senza guide.
Postomi alla testa dell'ala destra, cinquanta uomini, salii l'asciutto torrente di Alta Fiumara. I sassi bianchi ond'era aspro il letto riflettevano una certa specie di chiarore in mezzo al buio fittissimo che c'involgea da circa mezz'ora. Toccai prestamente la strada maestra, e snodai alla bersagliera la mia squadra per approssimarmi inavvertito al forte.
Sopravvenuta una vettura a tre cavalli, ne feci scendere i passeggieri ingombri d'improvviso stupore, non forse dalla presenza di gente armata, sibbene dal non paesano accento.
—Donde venite?
—Da Reggio e andiamo a Scilla. Siamo calabresi.
—Tranquillatevi. Non vi vogliamo alcun male. Ma per ora dovete sostare.
—Signore, viaggiamo per negozi privati.
—A voi Calabresi saranno famigliari questi monti.
—Io li conosco, disse impetuosamente un giovinotto. Come cacciatore li tentai per ogni verso.