«Allegri beviamo…»

—Un flauto! sclamai con gioconda sorpresa.

—È un giovane volontario bergamasco, sorse a narrarmi un vicino, che inneggia alla lieta fortuna. L'Orfeo della spedizione. Ha sempre marciato e combattuto col flauto in tasca.

Il cavaliero, le mule, i barili, il flauto, i presagiti prosciutti mutarono d'incanto in tripudio le prime malinconie. Il flautista, finito il brindisi, suonò una polka, che ballarono parecchie coppie di soldati. Altri con voci combinate e fuse insieme l'accompagnavano benissimo a guisa di violoncelli e di contrabassi. Sembravamo una brigata di virtuosi ad una festività campestre, anzichè un povero manipolo di patrioti militanti, avventurato fra quattordicimila nemici, diviso da' suoi per un ordine di fortificazioni, per la flotta e pel mare. L'Jonio e il Tirreno con onda purpurea, baciando i lidi della Sicilia, la quale, avviluppata da una nebbia di luce d'oro, pareva palpitasse in quel misterioso amplesso, l'indefinibile mormorìo delle foreste di faggi, ond'era chiomata l'erta vicina, che propagavasi sulla pianura in suono di note vocali, davano colore e tono a quell'idillio.

Frattanto arrivò il cavaliero.

Noi l'abbiamo amorevolmente circondato, e gli facemmo magnifiche accoglienze.

—Nella notte, egli fece, sparsa la novella in Reggio del vostro sbarco, il comitato segreto vi spedì sei mule cariche di viveri, e mi mandò sull'istante per ragguagliarvi che bande armate di Calabresi vi raggiungeranno. Il nemico ne sequestrò quattro. Ma, continuò quel pio per attenuare la dolorosa impressione patita dall'uditorio, si riparerà senza indugio alla perdita.

Il maggiore Missori ed io, invitato il nostro ospite a scendere di sella, ci appartammo seco lui per chiedergli particolareggiate informazioni sullo stato delle cose. Egli ci chiarì che il paese aspettava Garibaldi, pronto e risoluto a secondarlo, che la costituzione borbonica ottenne accoglienze irrisorie, che ogni transazione colla famiglia regnante diventò oggimai impossibile, che del resto le truppe rimanevano fedeli, che si sarebbero battute sino agli estremi, malgrado le disfatte di Sicilia, che, oltre i diciotto battaglioni custodi alla marina, dieci guardavano il punto strategico di Mileto, donde facilmente avrebbero vietato l'ingresso nella seconda Calabria a forze tre volte superiori.

—La cura di ciò spetta a Garibaldi, osservò il maggiore. Sapete ch'ei conosce il segreto di vincere coi pochissimi i molti, e d'espugnare fortezze senza uopo di cannoni; come avant'ieri Milazzo.

Durante il colloquio, il cavaliero ed io ci guardavamo con curiosa indagine come chi fruga nella memoria un'idea smarrita, onde finalmente gli dissi: