—Mi pare di conoscervi.
—E a me voi.
—Io non venni mai in Calabria. Voi viaggiaste?
—Dopo undici anni di galera, nel cinquantanove viaggiai a spese di Ferdinando II verso l'America. S'era in sessanta, e giudicammo miglior consiglio indurre il nocchiero a sbarcarci nella Gran Bretagna. Mi chiamo Gerace e nacqui calabrese.
—Ecco! vi conobbi a Londra.
—Tornai in Calabria di nascosto per prepararci degnamente ai nuovi eventi. Garibaldi si mostrerà contento della mia patria.
Egli si assunse di traversare nella notte lo stretto con nostre lettere al Generale. Il lapis c'era, ma la carta mancava.
L'arrivo delle mule e la tirannia dell'appetito interruppero la ricerca della carta.
—Ecco qua la carta, disse il maggiore mostrando un foglio greggio che avvolgeva una forma di caciocavallo; e vi stese il rapporto al dittatore. Sopra un pezzo rimasto io scrissi a mia moglie, per assicurarla col fatto della scrittura ch'ero vivo e sano.
—Sans adieu, disse Gerace nel dipartirsi da noi. Ricomparirò con una mano di Calabresi entro due giorni.