Naturale curiosità punse la moltitudine in grande frequenza verso il castagneto ad ammirarvi quei terribili garibaldini, onde la fama aveva divulgate cose portentose, nelle quali entrò senza punto di dubbio la coda del diavolo. Erano laceri, scottati dal sole, smagriti dai disagi, ma in ogni soldato discernevansi ben presto i lineamenti, il contegno e i modi del gentiluomo.
Distribuiti una razione di vino, di pane, di salame fettato e sigari, pagata sul luogo ogni cosa da ciascheduno con alto stupore della folla spettatrice, svanirono a poco a poco i reciproci sospetti, principiarono a fraternizzare insieme i nostri ed il popolo, e fatte venire le due bande musicali, la solennità religiosa e la processione per la Madonna tramutaronsi in una festa da ballo che si protrasse sino a notte. Cantarono inni patriottici insegnati e appresi al momento; e con questo musicale apostolato, colle furlane, colle monferrine e colla tarantella le turbe s'accesero d'entusiasmo italico. Capo orchestra Libero Stradivari, pronipote dello insigne fabbricatore di violini.
Dai discorsi, dal portamento, dalla cortesia e dal pagare a pronti contanti, quei montanari compresero che non eravamo soldati di mestiere, che militavamo per una causa generosa, epperò le mogli e le figliuole, derogando dalla selvatichezza nativa, obbliata la chiesa e l'Assunta, parteciparono al ballo campestre.
Il sindaco ci preparò un lauto pranzo e invitò gli uomini principali e liberali della terra. Gli uffiziali calabresi rifiutarono l'invito e s'astennero dall'ingresso in Pedavoli. Accusavano la popolazione della morte di Romeo; censuravano la nostra imprudente fiducia e predicevano un tradimento. Essi accamparono le loro squadre in poggio più eminente, per separarsi dai paesani.
—Non scendete a Pedavoli? dimandai al colonnello Plutino.
—A vendicare Romeo?
—No, a mangiare un pollo arrosto.
—Temo il veleno, o un'archibusata dalla finestra d'un granaio.
—Contemplai or ora la mensa imbandita del sindaco; c'è fior di maccheroni, e burro eletto, e mastelletti opimi di miele, e vini prelibati, e frutta superbe, e fiori, e olezzante biancheria, e posate d'argento e lieti visi. A questi patti, caro colonnello, vale la pena di lasciarsi avvelenare.
—Ottimamente; ma non vengo.