—Giovannino, rispose volgendosi all'usciere, conduci qua don Saverio; digli che…
—Spicciatevi, interruppe il maggiore.
—Va, figliuolo, digli che venga subito. Signori illustri, io ho servito la patria, mi spetta la giubilazione con paga intera. Lor signori non vorranno cacciarmi sulla strada con sette figli. Evviva sempre Garibaldi!
—E quei busti di Ferdinando II e di Francesco II? gli domandò
Salomone.
—Ho due figli gendarmi, uno guardia urbana e uno carceriere, signorino. Le pubbliche magistrature sono dignità tradizionali nella mia famiglia.
—Che magistratura esercitavate voi quando i vostri concittadini uccisero Romeo? ripigliò Salomone.
—Ah! Romeo, buon'anima. Peccato che la memoria di lui… Tant'è la sua riputazione rimase macchiata.
—Macchiata! sciagurato sgherro borbonico, proruppe Salomone colle pugna chiuse.
—Macchiata, eccellenza, proseguì il segretario in atteggiamento supplichevole e con aria ingenua, dalle calunnie del governo di Ferdinando II. Perla d'uomo Romeo! Posso attestarne, perchè fui suo carceriere in altri tempi… Ecco don Saverio!
Il sindaco ci accolse graziosamente, fornì la nostra truppa di viveri e ci volle ospiti suoi.