Il generale Briganti fu rinvenuto in chiesa, mentre recitava il rosario. Narravasi dopo che vi avesse cercato asilo nell'idea che la brigata fosse avviluppata e senza scampo. L'aspetto ed il contegno di lui smentivano, in mia opinione, la diceria.
Al suo comparire noi gli movemmo incontro con segni di rispetto.
—Generale, fece Nullo con militare concisione, v'intimo di seguirci per trattare col dittatore Garibaldi i termini della resa della vostra brigata. Il dittatore trovasi costì dappresso alla testa dell'esercito.
Il generale, soggiogato dall'accento energico, dall'occhio fiero e dai baffi magiari di Nullo, ma, suppongo, ancora e veramente più dalla scrollata disciplina dei suoi che l'accolsero fra gli evviva a Garibaldi, rispose con sereno ciglio:
—Figliuoli miei, con tutto il piacere!
Nullo ed io gli cavalcavamo ai lati; da tergo una mano di lancieri.
Briganti oltrepassava i sessant'anni; bell'uomo, d'aspetto marziale, garbato ed affabile.
—Ben contento, continuò parlando, di conoscere il glorioso vostro capo, bravi giovanotti. Alfiere sotto il re Murat, militai anch'io per l'indipendenza d'Italia sul Po. Ora la mia fede di soldato è legata a Francesco II, e non la romperò. Del resto, ammiro il vostro valore e m'è simpatica la causa che sostenete.
Ed io:
—Generale, onore a chi serba la data fede!