E al maggiore non mancava l'animo a ciò, sibbene l'appoggio del suo manipolo.

Durante il cammino si ciarlò di politica, di guerra e perfino di letteratura. Egli si appalesò cavaliere e di molti studii.

In fama di filibustieri, ci ascoltava con istupore, scoprendone gentiluomini.

Garibaldi alloggiava nella casetta di un campagnuolo. L'anticamera riboccava d'uffiziali, di patrioti del vicinato, e di corrispondenti di giornali esteri.

—Oh! proruppe il marchese.

—Tant'è, caro marchese, eccomi qua: vi presento il conte C…, maggiore, e questi signori capitani. E me n'andai per non essere indugiato nell'entrare in camera di Garibaldi.

—Non si può, non si può! mi cantarono, impedendo il passo alcuni aiutanti di campo; il generale è in colloquio con Briganti.

—Briganti o non Briganti, bisogna che gli parli senza ritardo.

Dibattuto il sì e il no calorosamente fra le due parti, alfine Basso mi annunciò. Entrai.

—Una parola, generale.