Frattanto sopraggiunse Nullo.
Alla mia concione enfatica, piovuta sull'animo degli ufficiali, come acqua sulle piume di un'oca, il maggiore di rimbecco replicò con ironia signorile:
—Gli Austriaci sono lontani e i nostri costà d'appresso. Per arrivare a quelli bisogna battere questi. Vi pare!…
Ma i sergenti facendo caracollare i cavalli mormoravano:
—Sì, andiamo con Garibaldi.
E dopo di loro i soldati. Il conte accigliato seccamente gli ammonì con queste parole:
—Obbediremo ai comandi del nostro capo.
L'interrogai d'onde venissero, e mi rispose:
—Da una ricognizione.
—V'ho acchiappati in tempo, amabilissimi, ragionai meco stesso: se foste riusciti alla vostra brigata, l'avreste indotta a decampare più che di passo, annunciando Garibaldi discosto con iscarsa gente. In quanto al vostro generale, avreste, al postutto, sperato di cambiarlo coi nostri uffiziali in carrozzella.