[23 luglio 1537.]

Ripetuto l'assalto generale con maggior vigore e gagliardissimo slancio, senza poter rimettere pur uno dei legni nemici: tenendosi fermi al posto quei Turchi, che pel valore e pel numero non lasciavano far progresso a nessuno, ma trucidavan sulle rembate, sulla palmetta, al piè dell'albero, o ricacciavano indietro mal concio chiunque si presentava: nè anche più potendosi maneggiare l'artiglieria di prua, per essere i legni di amici e nemici tutti confusi gli uni sugli altri, e i Turchi in mezzo prolungati a contrabbordo: in somma ridottosi il combattimento all'uccellare di archibuso o di spuntone per abbattere o infilzare dovunque si vedesse la minima particella di un corpo fuor dei pavesi, fosse di turco o di cristiano; finalmente si parve il vantaggio di chi studia nei libri, anche intorno alle cose di milizia e di marina: il vantaggio di chi sull'esempio degli antichi non lascia di tenere da ogni parte del suo bastimento, anche a tergo e sui fianchi, macchine e strumenti di offesa e difesa. Le galèe nostre, secondo gli inventarî ufficiali, portavano cannoni alle bande: due pezzi da dodici sui fianchi; e similmente quattro smerigli alla mezzanìa, ciò era altri quattro pezzi da sei laterali[556]. Al modo istesso le galèe di Malta, come dice espressamente il Bosio, solevano portare un mezzo cannone dall'una e dall'altra parte della mezzanìa sul posticcio; pezzi acconci sulla conveniente piattaforma al di sopra dei banchi[557]. I quali mezzi e quarti cannoni e smerigli facilmente si potevano mettere in batteria, o ritirare nella stiva, secondo le occorrenze del navigare e del combattere, per mezzo dello affusto a scalone, che per sua snodatura faceva piano inclinato, attissimo a rimaneggiare il pezzo, come altrove si è detto[558]. Le palle laterali, devo ora io dire, provaronsi di buon peso la mattina del ventitrè per decidere la sorte dell'ostinato combattimento: ed il fuoco dei Romani e dei Maltesi fece traboccare a favor dei Cristiani la bilancia. Come si cominciò dai fianchi a giuocar coi tiri di ficco, tantosto parve ai Turchi disperata la difesa. Anzi più, veduta una delle loro galere per quei colpi sfondata e sommersa, tutti abbiosciarono. Posero giù le bandiere, gittarono al mare le scimitarre, che avevano bellissime di acciajo damaschino; e salutando inermi colla mano alla bocca, alla fronte ed al petto, conforme l'uso nazionale, si arresero. Undici galèe guadagnate, una sommersa, duemila cinquecento morti, ottocento prigionieri, sessanta cannoni. Vittoria pagata a caro prezzo, restandovi i vincitori presso che disarmati per la moltitudine dei morti e dei feriti, messi insieme infino a mille cinquecento persone.

Quei che considerano la ragione dei fatti possono per molti esempi intendere, quanto talvolta in mare, più del numero dei navigli, valga la bravura e il numero dei combattenti[559]: che certamente nel caso presente dodici legni furono a un pelo per vincerne quarantadue. Anzi comunemente si disse che le cose sarebbero andate a rovescio per noi se nell'azzuffamento di quella notte fossero sopraggiunti sol quattro o cinque legni in ajuto dei nemici, e se i nostri non avessero potuto giuocare a tempo coi pezzi di traverso[560].

XVI.

[Agosto 1537.]

XVI. — Lo stesso giorno dopo il mezzodì l'armata volse le prore inverso il Pacso, ed ivi sostenne quanto portava una prima cura ai feriti, un po' di rattoppamento ai navigli e alle manovre, e la ripartizione della preda meno danneggiata in parti proporzionali a ciascuna squadra. Toccò all'Orsino la migliore delle galèe, con tutte le artiglierie, e grossa mano di prigionieri per remigarla[561]. Poscia sapendo che Barbarossa veniva a cercar vendetta, fecero vela a ponente verso Messina. Il principe Doria, il conte dell'Anguillara, il priore Strozzi, e gli altri capitani incontrarono ricevimento trionfale, e feste solenni nella città; e non rifinivano le lodi dei Siciliani per gli ottimi effetti cavati dalla gloriosa campagna con forze tanto limitate contro nemici così possenti. Vedete prestezza, fede, valore e successi, quando il dèmone della gelosia di stato non trova appicco tra i collegati!

[Settembre 1537.]

Però a Solimano da ogni parte giungevano sinistre novelle: abbandonata la Puglia, disfatto l'esercito, perduti gli schirazzi, le galèe, la gente, gli ambasciatori; e ciò per opera soltanto di una quarantina di bastimenti. Lo sdegno suo cercava vendette: e sospettando che non avrebbe sortito tanti successi l'armata nostra in quella campagna senza secreta intelligenza coi Veneziani, gittavasi perdutamente ai danni della Repubblica, facendone assalire per terra e per mare tutti i confini, massime i possedimenti della Dalmazia e della Grecia; ed egli in persona col maggior nervo dei suoi metteasi all'attacco di Corfù. Ma in queste imprese sparpagliate, non altro gli successe se non desolare le campagne, bruciare le ville, e ridurre in schiavitù alquante migliaja di contadini; avendo le fortezze, e prima di ogni altra la piazza di Corfù, fatto buona prova contro gli assalimenti suoi. In Dalmazia Camillo Orsini e il conte Giulio da Montevecchio colle fiorite legioni della Marca e di Roma non solo difesero le piazze forti, ma tolsero ai Turchi diversi castelli; tra i quali Ostrovizza, importantissima per la posizione tra Zara e Traù[562].

In somma caduto d'animo per tante perdite, non compensato dagli incendî, e posto anche in pericolo della vita per una congiura di Cimmeriotti, che avevano risoluto di sbranarlo nel suo stesso padiglione; vedendo di più avvicinarsi l'avversa stagione, e temendo molestie dall'armata veneziana e dalla nostra se più tardasse la ritirata, si levò Solimano a mezzo settembre dall'assedio di Corfù, ed a Costantinopoli si ridusse, non senza gran vergogna per tanti disegni tornatigli vani nel primo cominciare. All'incontro le premure di papa Paolo sortirono felici effetti a vantaggio dell'Italia e della cristianità in tanti modi afflitta. Egli stesso, che intendevane l'importanza, e pigliava animo dalla cacciata di Solimano a sperare cose maggiori, segnavane il ricordo in una medaglia simbolica rappresentante il Delfino vincitore del Coccodrillo[563]. Basta accennarla, perchè ciascuno ne intenda il concetto, senza spendervi altre parole, non vi si trovando cosa che tocchi direttamente all'armata navale.