XVII. — Fra le quali spedizioni sarebbe stata sommamente importante e desiderabile la mossa del Capitano e de' bastimenti di Roma, cogli altri delle potenze cristiane, contro i temerarî di Costantinopoli per arrestarne l'invasioni; o almeno contro i pirati dell'Arcipelago dello Jonio e dell'Africa per ricuperare i legni perduti e per disciogliere le catene alle migliaja dei Cristiani miseramente gementi nella schiavitù. Di là voci arrochite nel pianto, e lettere vergate da livide mani chiedevano soccorso; di qua ogni cuor generoso rincalzava le stesse risposte: ed i padri del concilio convocato da papa Giulio al Laterano, fin dalla prima sessione, tenuta a tre di maggio, proponevano l'alleanza dei fedeli contro gl'insulti perpetui, spietati e insopportabili del nemico comune. Uno dei vescovi, interprete degli altrui desiderî, e costretto dal proprio dovere, alla presenza del Pontefice e di tutto il solenne consesso, così favellava in quel giorno[106]: «Certamente senza sospiri, senza lacrime e senza il massimo cordoglio non posso rammentare io, non che esprimere, l'oltracotanza, l'immanità e la rabbia dei Turchi.... Non entro nel pelago dei mali da noi patiti pei tempi passati, dico soltanto di ciò che adesso soffriamo.... Frequenti gl'insulti di guerre ingiuste, continue le scorrerie di ladronecci disumani: i figli strappati dalle braccia dei genitori, i bambini dal seno delle madri, le spose violate al cospetto degli uomini, le vergini tratte a barbariche libidini, i vecchi come inutile ingombro sgozzati in mezzo alla famiglia, la gioventù come giumenti condannata alla gleba. Queste nequizie non ho letto io nelle carte, nè mi sono state raccontate da altri. Io stesso, io continuamente le vedo. Io dalle mura di Spalato, mia sede arcivescovile, osservo i ladroni a torme saccheggiare i borghi, e mettere a soqquadro le campagne col ferro e col fuoco, e menar cattivi in gran numero i figli miei dell'uno e dell'altro sesso, che son pur figli vostri, o Padre beatissimo. Le stesse scelleratezze nei loro distretti provano i miei dodici suffraganei. E se volete altri testimoni, maggiori di ogni eccezione, eccovi qui dinanzi i vescovi dell'Ungheria, e l'amplissimo primate di quel regno infelice; essi vi dicono altrettanto.... Spesso spesso siamo costretti, ed io misero altresì, sospendere a mezzo gli ufficî divini, uscir dalla chiesa, deporre la cappa, vestire di piastra e di maglia, e correre alle porte per confortare il popolo afflitto, per fargli cuore, e per condurlo contro i nemici assetati del nostro sangue.»

[21 febbrajo 1513.]

A questi sentimenti espressi dalla bocca dei padri rispondevano i popoli, plaudivano i Romani, massime quelli che ricordavano la impresa di Santamaura o per fatto proprio o per domestica tradizione. La grande alleanza e la mossa generale contro i tiranni di Costantinopoli, e contro i pirati di Barberia, nel cuore e sulle labbra di tutti, parevano imminenti: e Giulio istesso se ne mostrava ed erane al pari di ogni altro fervidamente desideroso[107]. Ma io son costretto a troncare il discorso e a tacermi, sì come improvvisamente si tacque papa Giulio la mattina del ventuno di febbrajo, itone il magnanimo spirito in luogo più conforme alla sua grandezza. Rotte le pratiche, sospeso il concilio, aperto il conclave, finito il capitanato di Baldassarre. Nel congedarmi da lui, secondo le convenienze, vorrei almeno di volo toccare i fatti successivi della sua vita privata e pubblica nella sua patria: ma ogni ricerca essendomi tornata vana, mi bisogna senz'altro star contento a ricordare la stima da lui goduta nella corte di Roma, finchè visse il suo protettore e concittadino. Ma di Giovanni suo figlio, e di Antonio suo congiunto, i quali nella squadra permanente e nella riserva continuarono a militare tra noi anche dopo l'elezione del nuovo Pontefice, farò menzione, come verranno, sotto il supremo comando dell'altro Capitano che darà il nome al terzo libro.

LIBRO TERZO.
Capitano Paolo Vettori,

marchese della Gorgona.

[1513-1526.]

SOMMARIO DEI CAPITOLI.

[I.] — Il secolo di Leon decimo. — La casa Vettori, e il capitano Paolo. — Notizie e ritratto (15 marzo 1513).

[II.] — La darsena di Civitavecchia. — Proposta di cavarla a certa profondità. — Documento. — La marèa. — Lavori di Bramante, e scandagli del Sangallo (dicembre 1513).