[XXII.] — Molestie del pirata Giudèo. — La squadra nostra e la gerosolimitana contro di lui. — Presigli due bastimenti, e affrancati gli schiavi (giugno 1524).
[XXIII.] — Le due squadre in Spagna col Grammaestro e col Legato (25 giugno 1525). — Prigionia e liberazione del re Francesco (gennajo 1526). — Lega contro l'Imperatore (22 maggio 1526). — Missione di Paolo Vettori e sua morte (26 maggio 1526).
LIBRO TERZO.
CAPITANO PAOLO VETTORI,
MARCHESE DELLA GORGONA.
[1513-1526.]
I.
[15 marzo 1513.]
I. — Quanto vi avea di grande nelle scienze, nelle lettere e nelle arti per tutta l'Italia, in un'epoca straordinariamente feconda di belli ingegni, quasi tutto al principio del secolo decimosesto erasi raccolto in Roma: però papa Leone, eletto ai quindici di marzo del 1513, non ebbe a durare gran fatica per mettere a festa la sua corte col primo fiore delle dotte e virtuose persone del tempo. Suoi secretarî il Bembo e il Sadoleto, suoi teologi il Silvestro ed il Gaetano, suoi pittori Raffaello e Giulio, suoi architetti il Sangallo e Michelangelo; e suo capitano sul mare, mi sia presto concesso questo passaggio, il nobile Paolo Vettori, pari a chiunque nella grandezza dell'animo, nella gagliardia del braccio e nella perizia dell'arte nautica[108].
La famiglia dei Vettori, ammessa a tutti gli onori della repubblica fiorentina, prima che si tramutasse in Roma col titolo del marchesato, fioriva in questi tempi per uomini eminenti nelle lettere e nelle armi, tutti apertamente seguaci della fortuna trionfante di casa Medici: Piero il giovane, sommo filologo del suo tempo[109]; Piero il vecchio, celebrato per senno politico e per la molta perizia nelle lettere latine e greche; il nome di Francesco ritorna ad ogni pagina delle storie patrie, dalla cacciata di Pier Soderini, fino all'elezione del duca Cosimo; e il nome di Paolo, secondogenito di Piero il vecchio e fratello di Francesco, spicca a gran rilievo nelle vicende di Roma durante il pontificato di Leone, d'Adriano, e di Clemente. Sollevato dai favori e dagli encomî singolarissimi della casa e dei partigiani de' Medici; ed altrettanto depresso dal biasimo degli avversarî, può essere chiamato ad esempio della sorte comune di chiunque entra troppo nei partiti, e con questo corre diversamente accagionato nei giudizî degli uomini e delle storie. Due sole cose di lui tuttafiata amici e nemici a vicenda confermano: l'eccellenza di marino, e l'intrinsichezza di confidente appo il cardinal Giovanni dei Medici. Il quale, divenuto Papa, anche nella sublimità del nuovo grado, continuò a comunicare con lui i suoi pensamenti: e sapendo quanto poteva ripromettersi dal valore di un uomo non solo da discorrere, ma da operare fortemente, datogli subito il capitanato delle galèe, lo mandò con questo titolo a Torino, compagno di Giuliano suo fratello per le nozze con Filiberta di Savoja.
Paolo era nei trentasei anni: sottile e rubizzo della persona, fronte sporgente, ricca e crespa capigliatura all'occipite, rada alla sommità, naso affilato e non breve, piccoli mustacchi, poca barba, alto il ciglio, e lo sguardo acutissimo e penetrante come di succhiello. Restaci il suo ritratto inciso in gran foglio tra le immagini degli uomini illustri della Toscana, vestito di ricca armadura, il bastone del generalato sotto al braccio, bussole, rombi, compassi, e carte marine sur un trespolo, ed egli presso il verone fisso cogli occhi al mare, alle galèe ed agli stendardi dalle chiavi incrociate. Sotto vi è scritto[110]: «Paolo Vettori, capitan generale delle galèe della Chiesa nel pontificato di Leone X, Adriano VI, e Clemente VII; dalla corte di Roma e dalla repubblica fiorentina spedito al campo imperiale di Lombardia. Nato nel 1477, morto nel 1526.»
Più altre notizie di lui ci fornirà la storia scritta dal fratello, recentemente pubblicata con molte annotazioni nell'Archivio storico di Firenze[111]: e ricchissima mèsse avremmo potuto raccogliere dall'archivio privato dei marchesi Vettori di Roma, se i moderni discendenti ed eredi avessero saputo custodire quel tesoro di lettere e di corrispondenze originali, che ora non si sa dove sia perduto[112].