In quella salpavano da Civitavecchia i collegati, navigando al largo in alto mare per non essere discoperti. Ma la cosa era già chiara, come ho detto: e per soprassello la mattina del tre di agosto all'altura di capo Côrso, avendo dato gran caccia a una saettìa genovese, senza poterla raggiugnere, dierono occasione a costoro di correre per rifugio in Genova, dove subito trombarono il pericolo imminente. Onde la città di presente fu in arme, chiuso il porto, guardato il muro da ogni parte, e la spedizione al tutto vana. Indarno si accostarono: indarno vociarono san Giorgio e popolo. Perduta la speranza principalmente fondata nella sorpresa, si tolsero giù di là, e sbarcarono a Recco le fanterie. Le quali facilmente occupata Chiavari e la Spezia, e valico l'Appennino, andarono a congiungersi in Lombardia con Prospero Colonna. Appresso l'armata navale se ne tornò col Vettori verso Civitavecchia[179].
[16 novembre 1521.]
Ora la diversione sopra Genova, quantunque non producesse subito e direttamente l'effetto voluto dai collegati, nondimeno giovò agl'interessi loro più che non avessero pensato. Imperciocchè le fanterie sbarcate dalle galere sulla riviera di levante giunsero improvvise alle spalle dei Francesi in Lombardia, sgominarono le loro linee, e accrebbero le forze di Prospero Colonna capitano generale degl'Imperiali. Il quale con esse, e con Ferdinando d'Avalos, marchese di Pescara, entrò vittorioso in Milano il sedici di novembre: ed ambedue l'anno seguente di viva forza espugnarono Genova, e portarono a compimento il disegno.
[1 dicembre 1521.]
Intanto le notizie della prima vittoria ottenuta in Milano e l'acquisto di Parma e Piacenza, correvano da ogni parte, e papa Leone ne pigliava incredibile allegrezza[180]. Egli era in villa alla Magliana, quando gliene venne l'annuncio: e là in mezzo ai cavalieri ed ai soldati della sua guardia, che per proprio sollazzo e per secondarne gli umori facevano festa e gazzarra con spari, e suoni, e fuochi notturni, prese quella infreddatura, per la quale, cresciuto lo strapazzo anche in Roma nel rinnovare di giorno e di notte le feste medesime, improvvisamente soffocato dal catarro morissi la notte del primo dicembre, giovane ancor di quarantasei anni[181].
XII.
[9 gennajo 1522.]
XII. — Dunque grandi novità in Roma: e prima d'ogni altra ai nove di gennajo l'elezione di un papa fiammingo, che non aveva mai veduto nè Roma, nè l'Italia. I Cardinali acclamarono il nome, da niuno aspettato, di Adriano vescovo di Tortosa, uomo di piccola nazione nato in Utrecht presso al mare di Fiandra, pe' suoi meriti e per la sua virtù onorato da tutti, e specialmente dall'imperatore Carlo V, che lo aveva avuto a maestro[182]. Il nuovo eletto trovavasi allora in Biscaglia, governatore e visitatore dei regni di Spagna a nome del detto Carlo; dove avendo ricevuto per mezzo del secretario del cardinal Carvajal notizia certa della sua elezione, e deliberato di accettarla per togliere la Chiesa dai pericoli della rinuncia, conservò l'istesso suo nome, e si fece chiamare Adriano VI.
[Aprile 1522.]