[Sett. ott. 1520.]

Venuto l'autunno, e cessato ogni sospetto d'assedio per quella stagione, anche per essersi Solimano rivolto contro Belgrado in Ungheria, Fabrizio diè congedo a Paolo; e in segno di gratitudine gli pose sul petto una collana d'oro di mille scudi da portare nelle solenni comparse per amor suo: agli altri ufficiali fece altresì ricchi presenti, secondo il grado di ciascuno, distribuendo anelli e vasellami d'oro e d'argento, con che onoratamente se ne tornarono[175].

XI.

[8 maggio 1521.]

XI. — Torneremo ancor noi a Rodi tra poco: ma intanto dobbiamo volgerci a Carlo e a Francesco, e con essi alle nostre guerre intestine d'Italia, divenute oramai perpetue: guerre che ci tolgono ogni lieta prospettiva, e ci rendono le vittorie e le sconfitte egualmente pesanti. Francesco, trovandosi troppo esposto alle insidie di Carlo, studiava modo di potersi almen colle armi assicurare: e per converso Carlo, tanto politicamente coperto, quanto l'altro militarmente ardito, aspettava di esser provocato, per mostrare al mondo la sua gran ragione di opprimere a un tratto il rivale. Questi umori già acerbi, e sempre più guasti dal tempo e dai mestatori, scoppiavano finalmente l'anno ventuno in guerra generale; che, cominciata in Navarra, si stendeva mano mano alle Fiandre e all'Italia. I Fiorentini e il Papa (tutt'uno in quel tempo) si dichiararono per Carlo contro Francesco; chè Leon dei Medici, dopo la prigionia di Ravenna, niuna cosa più ardentemente desiderava, quanto cacciare da Genova, da Milano, e da tutta l'Italia i Francesi[176]. Marciavano le fanterie tedesche e le spagnuole contro Milano, ed uscivano insieme da Bologna e da Reggio le milizie papali col famoso Guicciardini, al quale si accostava Prospero Colonna e Federigo Gonzaga con fiorito esercito di fanti italiani, più dieci mila Svizzeri assoldati dal Papa.

Al tempo stesso si preparava in Civitavecchia la consueta armata navale per isbalzarli da Genova, dove tenevano piede fermo, sostenuti dalla fazione dei Fregosi e dei Doria. Per converso gli Adorni, i Fieschi e tutti gli uomini principali del partito contrario convenivano secretamente in Civitavecchia al fine di intendersi e di armarsi in quel porto; donde disegnavano movere improvvisamente contro Genova, sorprendere la città, e mutare lo stato. Dicevano essere gli avversari negligenti, sprovveduti, odiosi al popolo: dicevano che per l'autorità e clientela propria i partigiani, senza contrasto, alla prima comparsa piglierebbero l'armi, e leverebbero il rumore, per introdurli. Tornano sempre le istesse fantasie dei fuorusciti.

Con questi intendimenti, zitti e presti allestivano in Civitavecchia l'armata: quattro galèe e due brigantini del Papa, altrettanti legni di Carlo chiamati da Napoli, e sei dei fuorusciti, diciotto bastimenti in tutto, sotto gli ordini di Paolo Vettori[177]. Ed essendo i collegati padroni di tutti i luoghi e porti vicini, avevano così bene isolata la Liguria, e rotte tutte le comunicazioni per mare e per terra, che non solo non trapelò mai in Genova niuna notizia di ciò che in Civitavecchia si preparava, ma passarono venti giorni senza che entrasse in quel porto nè lettera, nè messaggero a recar novella d'oltre i confini.

La quale straordinaria diligenza, come riempì di maraviglia tutta la città, così in vece di celare i disegni degli aggressori e di addormentare i Francesi, produsse l'effetto contrario di viemeglio riscuoterli. Specialmente fu desto il doge Ottaviano Fregosi, uomo scaltrito, il quale non lasciò di premunirsi contro ogni subitaneo e inopinato movimento: cavò soldati dalle terre circostanti, rinforzò le guardie, armò le fortezze di terra e di mare, vi pose capitani di fiducia, distribuì le armi ai partigiani, fece sorvegliare i contrarî, e si tenne pronto e risoluto a resistere contro chiunque volesse assaltarlo[178].

[3 agosto 1521.]