XIV. — E perchè a quell'ora i viaggiatori e il Pontefice riposavano in silenzio, essendo bellissima notte di estate, senza vento, quieto mare e ciel sereno, ordinò Paolo di calumare tacitamente le gomene fuori del porto, riserbando le visite, gli affari e il solenne ingresso alla mattina seguente. Già la sera al tramonto i guardiani del porto avevano scoperto in mare tra il Giglio e l'Argentaro da diciotto a venti vele; e il Governatore, avvisato in tempo, stava cogli altri alla torre del fanale, speculando se quelle fossero del convoglio papale, o di pirati, pronto ad ogni evento. Quando ecco venire avanti leggiadro e snello il brigantino del Vettori, e portar le notizie certe, e insieme gli ordini di avere ognicosa in punto pel solenne ingresso alla dimane[207].

Laonde nella notte i cirimonieri finirono gli apparecchi del ricevimento, con questo che la mattina seguente all'alba andrebbe a bordo l'arcivescovo di Cosenza, e insieme alquanti prelati e personaggi per la prima riverenza, e per invitare l'augusto viaggiatore alla discesa nel porto del suo Stato: poi se a lui piacesse, entrerebbe innanzi a tutti colla capitana presso al ponte coperto di seta e di porpora, per venirne agiatamente alla sponda: colà gli si darebbe a baciare la Croce, e quindi sotto baldacchino, accompagnato dai cardinali, verrebbe alla chiesa di santa Maria.

Così all'ora stabilita, che fu la mattina del mercoledì ventisette del mese d'agosto, tuonando le artiglierie della squadra, e rispondendo dal forte e dalla piazza; sciolte a gloria le campane della terra (che avevano a essere a ruota, di quella forma antica, la cui bellezza ammiravo io stesso da fanciullo), squillando le trombe e rullando i tamburi con grandi voci di plauso e di festa, entrò la capitana e tutte le altre galèe e navi nel porto[208]. Il Pontefice, sbarcato al ponte, e quindi dalla romana curia secondo il rito incontrato, cavalcò sopra la bianca chinèa tra numerosa schiera di personaggi e dignitarî, insieme coi visconti della città, sino alla chiesa principale; donde, ascoltata la Messa, si ridusse al suo palagio nella rôcca[209].

Stavano intenti gli uomini per vedere quale avesse a essere l'aspetto del nuovo Pontefice, e restavano tutti negli occhi e nell'animo ripieni della onorata presenza sua. Un bel volto, grave e verecondo, e molto riguardevole per santa letizia, che gli sfavillava dagli occhi; così che alle cortesie e profferte altrui, ed ai rallegramenti, rispondeva piuttosto tranquillo che giulivo; e con parlare dolce e dilettevole per la brevità e pel senno: di modo che non usando familiarità negli atti e nelle parole, non però fuor di proposito diceva cosa alcuna che fosse rozza o superba. Solo un neo posso rilevare dai contemporanei, ripetendo le istesse loro parole, che pareva ai cardinali ed agli altri avvezzi alle costumanze romane, che il nuovo Papa si portasse con loro poco domesticamente: perchè mangiava solo, e solo quando lo chiamavano a navigare tanto desiderosamente e in fretta scendeva alla marina, che non avvisava nè aspettava alcuno: e una volta i cardinali, che cenavano insieme, dovettero levarsi da tavola e corrergli dietro con poco decoro in gran fretta e confusione. Non dico nulla degli artisti, pittori, scultori e architetti: perchè costoro, già in auge con Leone e con Giulio, all'improvviso tutti messi da parte, non ci fanno maravigliare se ne hanno in più modi straziata la memoria oltre misura.

Egli intanto con alcuni più intimi, e tra essi l'Ortisio, visitava la città, specialmente la fortezza di Bramante non ancora condotta a compimento, visitava le fortificazioni imbastite dal Sangallo, le nuove artiglierie, la darsena, il porto, e presso la spianata della fortezza le antiche celle navali; di che oggi (se ne togli l'incorrotto nome latino della città) quasi non resta più vestigio. Ma allora duravano le forme dei cantieri cellulari, ricordati in questa visita dall'Ortisio, testimonio di veduta[210]; e fatti scolpire da papa Giulio nelle due medaglie commemorative della fortezza, edificata proprio in quel sito. Celle mal ripetute nelle tavole del Litta, del Bonanni, e di altri numismatici e incisori[211]; i quali, non sapendo che fossero quei segni minuti alla estremità della spianata sul lido, li ritrassero in figura di cespugli, di funghi o di scogli. Ma in sostanza, quantunque a piccolissimi punti, esprimono i seni incavati sul lido a rimessa di navigli; e me ne appello agli originali della zecca romana, ed ai campioni del cardinal Tosti che ho avuto per le mani, e più alla medaglia di Giulio III per l'istesse celle col motto[212]: «Porto e rifugio delle nazioni». In quest'ultima i medesimi seni spiccano senza equivoco, perchè a punti maggiori e rispondenti al soggetto principale della medaglia, come dirò largamente in alcun luogo. Basti intanto ricordare le forme, gli scrittori e i prolegomeni delle future dimostrazioni[213].

[28 agosto 1522.]

La sera istessa del ventisette il convoglio scioglieva da Civitavecchia, e la mattina seguente le sole galèe imboccavano la Fiumara con qualche stento: segno d'interrimento progressivo[214]. Le navi di alto bordo restavansi al largo; e papa Adriano con un palischermo procedeva rapidamente sul Tevere, ed entrava nella rôcca d'Ostia, ben accolto dal Carvajal, vescovo e castellano. Tra i grandi personaggi convenuti per incontrare il nuovo Pontefice al termine della navigazione, e per accompagnarlo la sera stessa al monastero di san Paolo, e il dì seguente con solenne cavalcata per entro alla città insino al Vaticano[215], non vuolsi tacere la presenza del cardinale de' Medici, grandemente affezionato all'Ordine gerosolimitano, cavaliero altresì e protettore del medesimo nella curia, il quale insieme col cardinal Cesarino e con molte ragioni dimostrava la necessità di mandare immediatamente gagliardo soccorso a Rodi, strettamente assediata dai Turchi. Ambedue pregavano che tutta quell'armata di navi e di galere, schierate sulla foce del Tevere, dopo aver così bene servito la Santità sua nel tragitto, dovessero essere di presente dirette alla difesa di una piazza tanto importante per la sicurezza del cristianesimo in Oriente[216].

XV.

[1520-22.]

XV. — La gelosia di stato fra Spagnuoli e Francesi, come tutti sanno, impedì la spedizione del soccorso. Checchè sia degli altri, andremo noi a Rodi per vedere da presso i grandi fatti che vi si compiono. Ce ne dà ragione l'importanza del subbietto, l'attenenza della nostra colla marineria gerosolimitana, la partecipazione dei successivi travagli, il soccorso portatovi nel venti, ed il ragionamento fattone or ora dai due Cardinali subito terminata la navigazione di Spagna.