[1 ottobre 1532.]

Intanto spediva otto galere scelte nell'arcipelago, perchè scorrendo quei mari pigliassero informazioni più fresche dell'armata nemica, non forse avesse a disturbare improvvisamente tornando le altre imprese che si divisavano. Andarono col cavalier Salviati le tre galere di Malta, una di Genova, e quattro di Roma; che molto volentieri, come nipote di sua Santità, lo seguirono[407]. Il resto dell'armata sciolse da Corone, fece l'acquata a Navarino, e si presentò a Patrasso, città dell'Etolia, allora squallida come tutte le altre invase dai Turchi, e ai nostri giorni rifiorita, al pari dei tempi antichi, ricca di commercio, frequentata dai navigli, ed abbellita da trentamila Ellèni che ancora ti mostrano i classici profili del tempo di Pericle, resi più e più cospicui dal pittoresco vestimento nazionale. L'albergo delle tre potenze mi ricordava il risorgimento della Grecia, e l'altro di costa la vicinanza dell'Italia.

[12 ottobre 1532.]

Sulla riva della gran rada si attelò l'armata nostra, e sull'atto pose in terra cinque mila uomini in arme. Ma i Turchi avevano prestamente sgombrato la città bassa, e colle loro donne e fanciulli eransi ridotti all'acropoli, allogando alla rinfusa la turba imbelle in una grande opera esteriore, che a guisa di falsabraca circondava il castello con un muro ed un fosso. Dunque avanti colle trincere: avanti, che snuda la spada il conte di Sarno. Mille archibugeri a levar di posto i difensori, cento bombardieri ad aprire la breccia, le ciurme in giornèa alla fascina per la colmata. Presto vien giù la vecchia muraglia esteriore, presto si livella il passaggio nel fosso. Primo vi salta Giovanni Cavaniglia, giovane cavalier napoletano, secondo il conte di Sarno con tre alfieri e tre bandiere, appresso le compagnie in colonna. I Turchi abbandonano il ridotto esterno, come già avevano lasciato la città. Gran cosa la prestezza e l'ardimento nelle fazioni di guerra, gran forza l'esempio dei fatti precedenti, gran peso il precipizio di chi comincia a cadere.

Resterebbeci ora la difficile espugnazione del castello sulla rocciosa cima del monte; se i Turchi, alla vista miserabile delle femmine e de' bambini in strida e in pianti, e senza provvigioni da sostentarsi lungamente, non venissero a sollevarci, offerendosi pronti di capitolare. Sono dunque ricevuti liberi, salvo l'onore delle donne, i panni di dosso a ciascuno, e il passaggio assicurato a tutti pel golfo di Lepanto. Patti gelosamente mantenuti, e sanzionati col capestro al collo di tre o quattro sciaurati che eransi arditi di mettere le mani su certe donnette, e di rapirne gli ornamenti[408].

XV.

[15 ottobre 1532.]

XV. — L'istesso giorno tornarono dall'arcipelago le otto galèe degli esploratori, riportando liete notizie: Omer-Aly essersi ritirato a scioverno in Costantinopoli, niuna armata inimica sul mare, averlo essi corso da padroni infino ai Dardanelli, fatto sbarchi, preso prigioni, e menatasi appresso una grossa nave carica di vittuaglie e di munizioni, tolta al sostentamento della fortezza di Modone. L'istesso Salviati, venuto in terra, prendeva la vanguardia della scorta intorno ai prigionieri, quasi tre mila persone, che scendevano dal Castello alla marina; il Principe seguiva il convoglio alla coda, con imperioso contegno e severo, mostrando dalle ciglia aggrottate la ferma deliberazione di punire qualunque violasse punto della capitolazione.

Da Patrasso alle bocche di Lepanto sono cinque miglia marine, nel corso delle quali avrai sempre dinanzi luoghi e prospetti di alta rinomanza nella storia antica e nella moderna. Sul piano alla sinistra biancheggia Missolungi presso alle rive dell'Ellade, dove Marco Botzaris brilla ancora nella disperata difesa. Più oltre di fronte sfuma di lontano il promontorio Azziaco, dove Agrippa affermò il trono di Augusto. Appresso trovi le memorie di Pirro e di Pompèo. Nel mezzo il campo, dove fu combattuta la famosa battaglia di Lepanto. Vedi quegli irti scogli alti e spessi sorgere a picco dal mare? Sembrano piramidi di rilievo sui piani del deserto, o seguenza di grandi capanne attelate lungo i pascoli della campagna romana. Sono desse, le Echinadi degli antichi, le Curzolari del tempo più vicino, le testimonianze delle nostre vittorie. Dai due lati a squadra vanno ad incontrarsi nello stretto le coste dell'Epiro e del Peloponneso, e di là si entra nel golfo nascosto che corre lungo e sottile da Lepanto infino a Corinto, circondato da alti monti e chiuso in fondo dalle pendici dell'Elicona e del Parnasso. Alla bocca del golfo erano da tempo antichissimo due torri di guardia; e queste, prima da Bajazetto e poi da Solimano, accresciute e rinforzate, hanno preso la forma di giuste fortezze. La prima che incontri sull'estremità del Peloponneso, oggi Morèa e provincia di Etolia, chiamasi Rio, l'altra Antirio, che gli sta di rimpetto sul margine dell'Epiro, oggi Rumelìa, e provincia di Acarnania. I due castelli, arroncigliati al piede de' due promontori sull'estrema lacinia dalle alte e precipitose montagne, sporgono dentro nell'acqua, come per azzannare insieme il passo del golfo. Puoi vedere, nell'uno e nell'altro, bizzarra miscela di militare architettura vecchia e nuova; torri rotonde e quadrate, baluardi sfiancati e di punta, muraglie di macigno e di ciottoli, merlature antiche e troniere nuove; e specialmente dabbasso la lunga filiera delle batterie casamattate, colle strombature ad archetti, le quali sono di fatto la miglior difesa della bocca, e potrebbero in quel breve tratto non solo ridurre a pezzi qualunque bastimento si ardisse tentare il passo, ma potrebbero quasi i due Castelli distruggersi l'un l'altro, se avvenisse mai che avessero a contrabbattere tra loro. Alcuni li chiamano Dardanelli: chi legge sia cauto, quando si parla delle bocche e castelli di Morèa, a non confonderli con quei della Troade, nè con altri simili[409].

Verso il primo di questi castelli sciolse il Principe con tutta l'armata: ed alle fanterie sbarcate già in Patrasso ordinò di venirsene allo stesso segno per la via di terra: brevissima marciata, come ho detto. Sperava per la presente fortuna aprire il golfo alla navigazione dei Cristiani e schiudere nuova strada da entrar più dentro nelle viscere della Grecia. Preceduto dalla fama di Corone e di Patrasso, vi giunse per la via di mare prima dei fanti; e trovò i Turchi di Rio pieni di sgomento, e i Greci tra mezzo a dar loro buoni consigli, perchè se ne andassero in pace. Quindi per accordo, tanto prestamente uscì fuori il presidio turchesco, che i marinari poterono abbottinare il misero avanzo delle private masserizie lasciatevi dai nemici nella fretta, prima che le fanterie arrivassero a parteciparne. Però costoro punti dall'invidia e dall'avarizia si ammutinarono; e gittaronsi pazzamente alla campagna, rubando a tutti, così a' Turchi, come a' Greci.