VIII.

[15 dicembre 1533.]

VIII. — Il capitan Salviati restossi nel porto di Civitavecchia con tre galèe e un brigantino: comandante della marina, governatore della piazza e castellano della rôcca. La nomina verbale agli ultimi due ufficî valeagli fin dal principio, ma il brevetto non fu segnato che al primo di settembre, quando egli era nei viaggi di Corone e di Marsiglia, e però il possesso deve ridursi in questi giorni del suo ritorno e della sua dimora. Produco il documento nella integrità, perchè inedito[444]:

«Al diletto figlio Bernardo dei Salviati, priore di Roma, e prefetto delle nostre galèe. Clemente papa VII. — Figliuolo diletto, salute, eccetera. Confidando nella tua virtù, fede, sollecitudine e prudenza, per autorità apostolica e per tenore delle lettere presenti, noi ti deputiamo castellano della fortezza e commissario della nostra terra di Civitavecchia, con tutti gli onori, giurisdizioni, paghe, salarî ed emolumenti consueti; e ciò da durare a nostro beneplacito, e da principiare subito che sarai approdato nel detto porto. Ordiniamo nel tempo stesso al presente castellano della detta fortezza, che la consegni a te medesimo, o a chi tu manderai in tua vece, eccetera. — Dato in Roma, presso san Pietro, sotto l'anello del Pescatore, addì primo di settembre 1533, del nostro pontificato anno decimo. — Blosio». Non occorre commento.

IX.

[16 aprile 1534.]

IX. — Più e più importante alla storia della marineria segue l'inventario proprio di quest'anno addì sedici di aprile, per la consegna delle galèe al nuovo comandante: inventario non potuto compilare prima pei continui suoi viaggi di Levante e di Francia. Lo pubblico, perchè si veda la continuazione delle voci del mestiero: voci che il Berisio, notajo romano, scriveva negli atti, come gli venivano dall'ufficiale della marina deputato a questo servigio. Non altra mutazione farò che dell'ortografia, correggendo gli idiotismi manifesti dello scrittore, tanto che ne venga corretta la lezione. Dirò Bande, dove è scritto Banne; Dodici, non Dudichi; Timoni, non Temoni, e simili; perchè non voglio col pregio dei documenti crescere la confusione del linguaggio marinaresco, ma in quella vece rilevare la legittimità tradizionale dei vocaboli, purgati che sieno dalle mende dei dialetti e della plebe. Ecco la traduzione del preambolo latino, e poi come segue il testo volgare[445]:

«Addì sedici d'aprile, anno 1534, il reverendo signore fra Bernardo Salviati, priore del priorato di Roma dell'ordine di san Giovanni gerosolimitano, e capitan generale delle galèe del santissimo Signor nostro, assegnate alla guardia del mar Tirreno, spontaneamente eccetera, da sè eccetera, disse e dichiarò ed apertamente in pubblico confessò nelle tre galèe e nel brigantino del suo governo e capitanato, come sopra, essere e trovarsi tutte e singole le munizioni e fornimenti contenuti e notati nella infrascritta Cedola, firmata e sottoscritta di sua propria mano. Le quali cose, insieme colle predette galèe e brigantino, il lodato signor capitano Bernardo ha promesso restituire a suo tempo, secondo la forma espressa nei capitoli della sua condotta, e tolta di mezzo ogni eccezione. Per le quali cose eccetera, si obbligò eccetera. Fatto in Roma nel palazzo di casa Medici presso la piazza Navona, che il medesimo signor Bernardo ha per suo abitare.

»Tenore della Cedola:

»Lo inventario di una galèa[446].