Tace la Crusca dello Scarroccio: perciò lezioni, varianti, e dubbiezze senza fine. Ma il termine è antico, e sempre vivo tra i marinari: termine derivato al tempo e al modo stesso del notissimo Carroccio, cioè dal carro. Perocchè le antenne latine (principale attrezzatura dei bastimenti di linea nei secoli passati) erano composte di due verghe trincate insieme; che si chiamavano, e tuttavia si chiamano, Carro e Penna. Questa così detta, perchè alta e sottile si solleva e fa punta; l'altro, perchè grosso e basso porta su e giù tutto il fardello delle vele maggiori e minori inferite e governate sull'antenna. Pel rovescio del carro viene lo Scarroccio: conciossiachè nel navigare alla latina sempre il carro si porta al vento; e se il vento sarà obbliquo alla rotta, si metterà il carro obbliquo al vento, e la vela obbliqua alla chiglia. La risultante di queste forze obblique spinge il naviglio innanzi pel rombo assegnato: ma al tempo stesso quel che soverchia di forza laterale (non potendo per la ragione dell'obbliquità concorrere tutta nella direzione voluta) premendo pur lateralmente vela, corpo, fianco e attrezzi del bastimento medesimo, non può non gittarlo alquanto sottovento, mentre pur segue col fil della prora il cammino prescritto. Dunque i marinari dicono propriamente Scarroccio[438]: Quel trasporto involontario che patisce il naviglio col vento obbliquo a rovescio del carro, fuori della via assegnata, sulla quale governa. Trasporto proporzionale alle qualità nautiche del bastimento, al suo taglio, stivamento, velatura, velocità propria, forza del vento, obbliquità di spinta, e stato del mare. Trasporto anomalo che compete in origine ai bastimenti latini sotto vela: ma che per la stessa similitudine si dice di ogni legno a vela, a remo, a vapore, quando sia gittato sotto via dalla spinta del vento laterale, come succede del legno latino a rovescio del carro. Trasporto che si riconosce a un batter d'occhio sulla scia o solco impresso dalla rotta sul mare; il quale solco comparisce curvo, perchè prodotto da due forze angolari che operano in ogni minimo istante di tempo, l'una nella direzione della chiglia, l'altra nella direzione del vento, sotto un angolo che può essere misurato col grafometro, e indicare colla sua maggiore o minore apertura la quantità della anomalia. Trasporto finalmente che può esser corretto e mitigato cogli aloni distesi al fianco del naviglio, dal lato di sottovento, perchè contrastino nell'acqua contro la spinta laterale, e diminuiscano lo scarrocciare; cosa che tornerebbe inutile non solo, ma dannosa, nel caso di corrente e di deriva.
Da ciò resta vie meglio chiarita la necessità delle due voci Scarroccio e Deriva, che non si vogliono confondere per sinonime, nè rifiutare per forestiere, come alcuni pretendono. Esse rispondono a diversi concetti: chè si può scarrocciare senza derivare, e viceversa: anzi al tempo stesso si può derivare in un verso e scarrocciare in un altro, secondo l'andamento uguale od opposto della corrente, del vento e della rotta; e talora la deriva corregge lo scarroccio, pognamoci nel caso di stringere il vento colla marèa.
Intanto ragionando insieme di arte e di mare quei signori se ne ritornano lietissimi verso il porto di Marsiglia, innanzi al quale ho voluto ricordare gli onori e i teoremi della nostra marineria, perchè si veda quanto giustamente ella fosse encomiata dagli stessi Francesi e dal Re, il cui giudizio ognuno riputerà di gran peso e valore. Pel secolo decimosesto valgono le notizie conservateci e pubblicate dal signore di Godeffroy, scrittore ufficiale della corte di Francia: e pei due secoli seguenti varranno le scritture del notissimo Labat, brioso viaggiatore francese, il quale più volte ripete, e costringe anche me a ripigliare le sue parole[439]. «Le galèe semplici del Papa sono di primaria grandezza, uguali alle capitane di Francia e degli altri principi.... La capitana poi ha sempre la poppa ornata di scolture e dorature. Ne fa varata una, l'anno 1714, dove spiccava intagliata a rilievo tutta la solenne cirimonia della canonizzazione di san Pio; lavoro di valente scalpello, e adorno di dorature per tutto dove si poteva metterne. Difficile immaginare cosa più magnifica! La poppa sembrava un monte d'oro ombreggiato da ricco padiglione di damasco rosso colle frange e i nappini d'oro. Tutte altresì ben armate, palamento numeroso ed esperto; e difese da buoni soldati, tratti dalle compagnie di Roma e dalla guarnigione di Civitavecchia.... Bisogna confessare che non si vedono sul Mediterraneo galèe più grandi, meglio armate e più ricche di quelle del Papa.... La regina di Polonia s'imbarcò a Civitavecchia sulla capitana di Roma, comandata dal priore Ferretti.... Nel porto di Marsiglia le galere pontificie fecero salva con tutta l'artiglieria.... La capitana salutò la reale di Francia con quattro tiri di cannone ed ebbe risposta colpo per colpo. Ciascuno potrà pensare, senza altro dirne, che vi fu calca per venirla a vedere. Essa lo meritava certamente: perchè, a confessione degli stessi Francesi, era la più magnifica capitana che fosse stata veduta a Marsiglia.» Togliete quanto volete: ce ne resterà sempre a bastanza per quelli che non ha guari metteanci allo zero. Avrete il resto tra poco dalla penna di un classico francese.
VII.
[12 novembre 1533.]
VII. — Posto finalmente un termine alle feste ed ai congressi tra il Papa e il Re (donde tanti sospetti e tante speranze in Europa), creati quattro cardinali francesi, tenuti diversi concistori, dopo trentaquattro giorni di conviti e tornei, Clemente VII prese congedo: e addì dodici del mese di novembre si rimbarcò in Marsiglia per tornare alla sua sede. Toccarono Santropè, Villafranca e Portovenere, senza altra novità che di tempeste invernali, specialmente nelle acque di Savona: dove al dire del Belcaire, gravissimo storico francese[440], papa Clemente non volle più navigare sulle galere di Francia per la poca perizia dei nocchieri, quantunque i legni fossero eccellenti; ma tramutossi di bordo passando sulla capitana di Roma, già governata dal Doria (come abbiamo veduto), ed ora condotta dal Salviati. Il quale, pienamente rispondendo alla fiducia di lui, rimiselo sicuro e lieto nel porto di Civitavecchia[441].
[7 dicembre 1533.]
Stanco della lunga navigazione, prima di ripigliare il viaggio di Roma per la via di terra, volle altresì papa Clemente riposarsi tre giorni in Civitavecchia, con grande onore e splendidezza alloggiato e festeggiato nel palagio della Rôcca: e volle similmente far posare le sue genti di mare, riconoscendo ciascuno secondo i meriti. Agli ufficiali le collane d'oro, alle genti di capo i fiorini, ed alle genti di remo la pasciona. Di qua nei tre giorni della dimora spedì lettere e brevi in diverse parti; due dei quali al mio proposito da essere specialmente ricordati. Il primo al principe Doria in Genova, colla data di Civitavecchia del giorno sette dicembre, lodandosi dell'incontro a Portovenere e della compagnia seguente di alcune sue galere condotte da Marcantonio del Carretto, figlio di Alfonso marchese di Finale, e della Peretta Usodimare, passata in seconde nozze collo stesso Andrea[442]. Nel secondo breve al Grammaestro di Malta, sotto la data del giorno otto e della stessa città[443], maggiormente a lui si loda dei marinari, degli ufficiali e del Salviati priore di Roma pel doppio servigio, e nella guerra contro i Turchi, e nel viaggio dei tre mesi tra l'andata, la dimora e il ritorno, appresso alla persona sua: coglie questa occasione per ricordare in modo solenne e durevole la fede, la bravura e la perizia nautica delle due squadre, e del prode comandante: rimettendosi a lui medesimo per le minute informazioni che gli darà in scritto delle cose più notevoli occorse nel viaggio marittimo, massime da Savona in qua: finalmente prega il Grammaestro a contentarsi di lasciarglielo in Civitavecchia, per capitano della guardia permanente; e di proscioglierlo dall'obbligo di ritornare nell'isola colle galèe della Religione gerosolimitana per quei rispetti che egli doveva benissimo intendere senza altro discorso.
[10 dicembre 1533.]
La mattina del dieci dicembre papa Clemente per le poste corse verso Roma, e vi giunse il giorno istesso alle due pomeridiane. La sera fecero vela le galèe di Malta verso l'isola, condotte dal luogotenente del Salviati; e verso Genova si rivolse Marcantonio del Carretto in compagnia del capitano Paolo Giustiniani, che vi rimenava alcune galèe assoldate già prima alle spese della Camera apostolica.