Così, sempre salutando, toccarono il Finale e Villafranca, senza entrare nel porto di Nizza per certi puntigli del duca di Savoia; e di là con felicissima navigazione la mattina dell'undici ottobre, sull'ora di terza, comparvero alla vista di Marsiglia, segnalati subito dalle vedette al monte della Guardia.

V.

[11 ottobre 1533.]

V. — All'incontro per tre miglia dentro mare venne il cardinale Legato d'Avignone, e con lui altri tre Cardinali francesi, cioè il Borbonio, il Lorenese ed il Grammonte; i quali, fatta la riverenza al Pontefice, si unirono colla loro galèa al corteggio, ripiegandosi in bell'ordine di contrammarcia appresso della Reale, perchè le fosse libera la via di entrare agiatamente prima di ogni altra nel porto. La Reale di Francia chiamava sopra di sè da ogni parte lo sguardo degli innumerevoli spettatori, così per la personale dignità dell'augusto viaggiatore, come per la bellezza delle sue forme. Superbo naviglio costruito a sommo studio di grande comparsa. La camera maggiore dall'albero di maestra infino alla timoniera, coperta di ricchissimi damaschi cremisini, seminati di gigli d'oro, a lungo strascico, profusamente insino al mare. Intorno alla poppa scolture di rilievo messe a oro sul fondo nero; donde maggior risalto di ricchezza e di armonia, e insieme sicurtà di navigazione, e sfoggio di appariscenza[431]. Sulla freccia dorata un forbito fanale di metallo, lucido a specchio, che nel giorno e più anche nella notte gittava sprazzi di vivissima luce. Il coronamento del dorso rilevato in arco, e sostenuto da statue gigantesche ai lati dello stemma papale e reale tra ricchi festoni di alto rilievo e di finissimo intaglio: ed alle bande, sotto lo sporto dei listelli e dei fregi, gruppi in figura di tritoni e di sirene che, danzando intorno al naviglio, facevano come di sorreggerne il corpo e di seguirne l'andare. Le tende tutte di porpora a ricamo: le camere parate di teletta d'oro e di seta. Gli spallieri incatenati al banco con catene d'argento; e la ciurma di trecento robusti rematori tutti vestiti di raso damascato rosso e giallo, ai colori del Re[432].

Appresso alla Reale venivano le due Capitane di Roma e di Malta[433], e le altre galèe del convoglio insieme colle quattro provenzali[434] tutte splendide e ricche di ornamenti, tutte pavesate a festa con bandiere bellissime, i marinari e i soldati alle poste e alle rembate in grande assisa, e salutando da ogni parte con tiri d'artiglieria la città, le fortezze, le navi, e da quelle corrisposte colpo per colpo, con tanto strepito di salve e di cannonate, che più non si potrebbe dire. Gittata l'àncora nel mezzo al porto, ecco il real bargio alla scaletta destrale di fuoribanda per ricevere il Pontefice, e per menarlo alla sponda: palischermo grandioso, ponte coperto, ricco padiglione, sfarzoso cortinaggio, porpora, frange e nappini d'oro: in somma comodo e magnificenza, rapidità di corso, e sicurezza d'accosto ad ogni banchina. Entratovi Clemente, e postosi sur un seggiolone di velluto, col seguito di tutti gli altri palischermi e dei personaggi più ragguardevoli, discese in terra presso alla chiesa di sant'Agostino, nella quale rese all'Altissimo le dovute grazie; e poi se ne andò ad un bel luogo del Re, chiamato il Giardino, ove riposò quella notte, dovendo fare il dì seguente l'entrata solenne nella città[435].

VI.

[15 ottobre 1533.]

VI. — I marinari sanno ormai per lunga esperienza che io non sono uso abbandonarli, e sanno che non amo cacciarmi tra la folla dentro terra appresso alle feste cortigianesche; però possono prevedere ch'io mi passerò delle nozze del duca d'Orleano con madama Caterina, la quale doveva essere, come dicevano, giovane, savia e bella. Ciascuno potrà leggerne altrove gli elogi e le feste, ed anche imaginarsele da sè, pensando grandi cose per la presenza del Pontefice, dei Cardinali, e della Curia romana; per la magnificenza del re Francesco con tre suoi figliuoli, e della Regina sorella dell'Imperatore, e di tanti principi, baroni e prelati di Francia e d'Italia concorsivi a gara. Ma non lascerò di ricordare la riverenza e l'ammirazione con che quei signori, venendo al porto, riguardavano i nostri bastimenti, non potendosi saziare di vederli e di rivederli. Chi lodava la lindura dei navigli, chi il marzial piglio degli equipaggi, massime dei romani e dei maltesi, tornati allora allora di Levante, dove avevano combattuto e vinto il Turco, e durante la campagna di due anni avevano preso la fortezza di Patrasso ed i castelli di Lepanto, espugnato Corone, e scioltone l'assedio, con tanta gloria del nome cristiano. Gli ufficiali di marina festeggiati da tutti, e continue le visite a bordo.

Di che entrata pur la voglia nell'animo del re Francesco, si condusse il dì quindici di ottobre a visitare le nostre galèe; e per maggior diletto con molti elogi volle che il Salviati uscisse dal porto e seco lo menasse pel mare attorno alle Pomeghe ed oltre a dieci miglia più in fuori, giostrandogli ed armeggiandogli ai lati tutte le altre galèe dello squadrone romano e maltese, con grandissima letizia del Re e de' suoi cavalieri[436]. Possiamo in cotesta occasione pensare ogni sorta di manovre: ora a vela di buonbraccio, e in poppa, e all'orza, correndo e volteggiando; ora a remo di voga larga, o di corso arrancato, o di riposo, o in giolito, o a quartieri; dando e pigliando caccia, e traendo colpi d'artiglieria; tra le voci degli ufficiali di comando, e le esclamazioni consuete e notorie del capitano Salviati. Il quale compiacendosi con quei signori, e lodandosi della sua gente, secondo i tratti di destrezza e secondo le osservazioni dell'arte nautica, non aveva tanto a potersi tenere, che una volta o l'altra non esclamasse[437]: Al corpo di santa gallina! vedi prontezza di girata, vedi efficacia di timone, vedi prueggio sull'occhio del vento, e vedi falcato sulla scia l'arco dello scarroccio.

Era il tempo del magisterio dei nostri marini: fresca la memoria e vivi gli allievi del Colombo, del Vespucci, del Cabotto e del Pigafetta; tempo che Genovesi e Napolitani, Doria e Caraccioli, Spinoli e Centurioni guidavano le armate di Spagna; fiorentini e romani, Strozzi e Orsini, Sforza e Farnesi attendevano in posti eminenti alle armate di Francia; tempo che il Salviati prior di Roma poteva parlare di Scarroccio anche alla presenza del re Francesco, come ho scritto avanti, per farmi largo a dichiarare questa voce nostrana, tecnica, necessaria, da non confondere colla Deriva.