»La mattina del ventisei partissimo di lì, dipoi di haver alquanto scaramucciato et tratte molte cannonate coll'armata turchesca, cioè con venticinque galere, quali intravano et uscivano dal golfo[86]: et pigliammo la volta di capo Ducato per andare in golfo di Lepanto. E così camminassimo tra il giorno e la notte fino a trenta miglia, perchè bisognò remurchiar le navi per carestia de vento. La mattina de' ventisette, a ore dieci in circha[87], sorgessimo molte galere sotto l'isola di Santamaura per spettar che tutta l'armata se drizzasse verso capo Ducato, quale andava vagando per certo vento che ne dava in faccia. Et stando noi surti così dove stava il signor Principe, et il nostro et il veneto Generale, et molti altri signori, fu scoperta l'armata del Turco, quale era uscita dalla Prèvesa. Perchè causa non lo so, ancorchè li judicii siano varii: perchè molti dicono che Barbarossa voleva andare in Barberia, molti che ne veniva a disturbare l'andare a Lepanto, e molti judicii. Dove per questi signori fu determinato, de poi molte discussioni[88], se dovesse tornare alla volta dei nemici. Et benchè l'opinione del reverendissimo Patriarca non fusse de tornarci, tuttavolta per obbedire ce tornò; con ordine del signor Principe che sua Signoria reverendissima fosse retroguardia, Veneziani battaglia, et lui antiguardia. Et così dessimo alquanto de spazio alle navi, quali avevano un poco de vento[89], acciò potessero intrare in prima. Et così dui delli sopraddetti tre legni, molto agili di vele, andarono alla volta dell'armata: la quale poichè l'ebbe veduti tornare indietro, ancora lei si fece innanzi. Et come piacque al vento, li sopraddetti dui legni andorono tanto innanzi che cominciorono a tirare alli nemici, et li nimici a loro. Dove tutta l'armata stava di tanto buona volontà et de tanto grande animo de combattere, che non pareva che cento quaranta legni che haveva Barbarossa fossero stati se non tante fregate. E spettando tuttavia che se desse segnio de dar dentro. Abbenchè in questo mezzo, per ordine di sua Excellentia, eravamo usciti del primo ordine, et andati tutti in una battaglia. Et dipoi per il medesimo ordine mettessimo tutte le navi sopra del vento.
»Et stando così con questa speranza tuttavia andassimo largandoci verso li nimici, et loro stringendosi verso la terra. Di sorte che (per li nostri buoni ordini!) ne guadagnarono il vento: et se messero d'una tanto bella ordinanza verso di noi per spettarci, che se fossero stati lanzichinecchi saria stato troppo; non tanto esser galere. Et così ne tirorno molti e molti pezzi d'artiglieria alle nostre galere et alle navi, quali erano tutte arrivate, e restate a lor dispetto in bonaccia[90]. Et stando così loro verso terra, e girando noi in mare veleggiando, se drizzorno ad alcuni navigli che erano restati indietro, fra li quali furono de veduta mia tre navi grosse; ancorchè molti dichino quattro o sei. E combattendo l'una più di quindici galere, avendole dato assai botte, nè mai havendo possuto salir sopra, havendole buttato l'albero colle vele a terra, per volerla prendere ce buttarono fuoco: et questo perchè cinquecento Spagnuoli che ce stavano sopra se portorno tanto bene che non se può dir più. E certo se gli archibusi ammazzan loro, come li loro han fatto de li nostri, si judica che molti più siano morti di loro in quel combattimento.
»In mezzo a questo le altre galere combatterono dui altre navi, quali al medesimo feceno grandissima difesa; pure all'ultimo furono prese: perchè uno contro trenta è impossibile a durar, chè tutti non sono galioni. Presso queste tre navi se trovano dui galere: una del Papa assai male in gambe per fuggire, rispetto alli homini che non sono nè pratichi nè atti a questo offitio o per dir meglio exercitio[91]: et l'altra de' Venetiani, più atta a fuggire della nostra: ma al combattere la nostra meglio di quella, come per l'experientia si è visto. Perchè essendo la nostra prima assalita da dui galiotte, le rebbuttò. Et saria scampata, se altre quattro galere non l'havessero sopraggiunta. Dove combattè mezz'ora o più gagliardamente: et all'ultimo restò pregiona la galera, et tutti li homini morti. Questo se sa per vista delle navi che erano più presso; et per uno scampato a nuoto sotto una galèa turchesca, quale tornando poi verso le navi, quello si dispiccò, e intanto con voti eccetera se salvò in una nave. L'altra de' Venetiani, per quello se vedde, se judica siano più prigioni che morti: perchè non fece troppa difesa.
»In questo tempo tutti pensavamo che se dovesse dar dentro alli nemici: perchè pensavamo il Principe havesse lassato sbattere li Turchi con le navi, et che poi con le galere se dovesse investire. La qual cosa non fu fatta. Et forse la causò un nembo di tempesta che venne, che ne fece un gran disturbo[92].
»Per la qual cosa, per venire alla conclusione, essendo ventiquattro hore[93]; et essendo insieme cento trentanove galere et tutte le navi, honoratissimamente ce ne demmo a fuggire! lassando dui galere, tre navi, et forse più, et molti altri vascelli in man di Turchi. Et che è più, lassammo tutte le navi a seccho, che non havevano vento. Et vedemmo bruciar dui navi. Et la fuga fu tanto honorata, senza che li nemici ci venissero direto, che fino a quest'hora mancano molte galere, quali s'intende sono andate in Puglia, che sarà stata una fuga di ottanta miglia: et in questa fuga sono intervenute una delle nostre, sei o otto del Principe, et altrettante o più de Venetiani. E questo, come ho detto, senza che li nemici ne seguitassero un passo: ma la tanto gran paura che era intrata addosso alli uomini[94]. Tutti dicono essere stati li ultimi a fuggire, et che avevano li nemici alle spalle, et che sono stati seguìti quindici miglia. Oltre che alcuni dipoi d'haver corso per dette ottanta miglia più che di passo hanno dato in terra per sospetto d'altre galere che vedevano pur delle nostre. Alcuni hanno tratto d'artiglieria a scogli, pensando fussero galere[95]. Alcuni lungata la via trenta o quaranta miglia discostandosi uno dall'altro, ogniuno per sospetto. Et come è piaciuto a Dio, semo tutti in Corfù. Et dalle dui galere in poi, nessuna ha havuto male nissuno, salva una di Rodi, che una botta mazzò otto homini. Sicchè vostra Signoria reverendissima ha inteso come ce troviamo. Basta che a judizio de tutta l'armata, la quale se sa che semo più de settanta mila homini, è stato ed è molto inculpato e biasimato quello, il quale ha avuto il carico di questa impresa[96]. Et certo ha perso in un punto quello che non ha acquistato in molti anni.
»Et io non saprei dire quale fusse la causa che non se sia fatta questa giornata: se non forse che quelli che stanno in cielo et all'inferno hanno havuto paura di tanta gente, quanta in quel dì justamente doveva sopraggiungere sopra l'una et l'altra porta in un tratto, non li togliesse il dominio[97]. Che certamente ogniuno judica che campandone di cinque due, fusse assai: stante che essendo tra l'uno e l'altro più di cento trenta mila, saria stata pur troppo grossa la mortalità. Et io non judico che sia stata altra la causa: perchè avendo la fortuna mostrato una tanta immortalità d'un Principe, et una tanta grandissima vittoria di Cristiani, come ne mostrava; et non havendo saputo pigliarla, non saperia dire altrimenti da quel che ho detto.
»Certifico bene Vostra Signoria Reverendissima che mai li Christiani ebbero tal ventura, nè haveranno, de esser tanto vicini a una armata di nemici, come sono stati, et haver più certa vittoria, che havevano[98].
(Seguono alcune righe in cifra, senza chiave, e niun deciframento nell'Archivio.)
»Io tra il disagio che se patisce a scrivere, et haver hanco prescia, non sarò più lungo. Et la prego che, se dell'altre sarà più scorrettamente scritta, oltrechè per l'ordinario è mio costume, adesso è forza sia molto più, rispetto al luogo: et per questo mi perdoni più dell'ordinario. Et alla sua bona gratia humilmente me raccomando, insieme col signor Cavaliero[99], quale anchora lui non havendo possuto mostrare il desiderio che tiene di far honore alli padroni, sta desperato.
»Et perchè so che Vostra Signoria Reverendissima ama messer Giovanni[100], la supplico voglia fare opera che non venga in queste parti: chè me pare intendere che egli debba venire. Et certo finirà la vita sua, se egli viene. Io saria tornato: ma per vergogna son risoluto vedere il fine, o vero la partita del Principe, quale a mio judicio penso sarà presto.