[XXVII.] — I cinque Sforzeschi nel 1554. — Tre spagnoli e due francesi. — Sospetti in Francia contro Carlo. — Perdita di tre galere, e acquisto di altre due. — Fuga di Francia, prigionia in Firenze. — Torna in grazia (1554).

[XXVIII.] — Paolo IV. — Artifizî degli Sforzeschi per ricuperare le galèe. — Alessandro se ne fa padrone, e caccia l'Alamanni. — Ajuto dei Civitavecchiesi (agosto 1555).

[XXIX.] — Ordini e contrordini per la partenza. — Le galèe di Sforza a Napoli. — Minacce, sedizioni e tumulti in Roma. — Il Sarrìa a mitigare (agosto 1555).

[XXX.] — Partito preso in Napoli di restituire le galèe. — Ritorno di Alessandro. — Rimesso l'Alamanni. — Ritiro di Carlo Sforza a vita privata (settembre 1555). — Considerazioni, e fine del libro.

LIBRO SETTIMO.
CAPITANO CARLO SFORZA,
DEI CONTI DI SANTAFIORA.
[1548-1555.]

I.

[Agosto 1548.]

I. — Dal gran mastro di guerra Muzio Attèndoli della Cotignola, cui il conte Alberigo di Barbiano appiccò il nomignolo di Sforza a perpetuo suggello da ricordarne ai posteri la gagliardìa e l'ardimento, si sono generati i duchi di Milano, i signori di Pesaro e i conti di Santafiora; donde derivossi dappoi accrescimento di splendore e di grandezza per eredità e parentela nella nobilissima casata dei Cesarini di Roma. Di quel sangue nacque Carlo, terzogenito del secondo Bosio conte di Santafiora e di Costanza Farnese della stirpe di Paolo III; e parvero in lui rivivere gli spiriti marziali del primo Sforza. L'istessa grandezza della persona, il medesimo dominio sui cavalli, e l'agilità delle membra, e il piglio soldatesco, e la robustezza del braccio e la saldezza del core; aggiuntavi di più la coltura, lo studio, e l'esperienza della milizia navale. Entrato giovanetto nell'Ordine di Malta pigliò volentieri l'occasione di mostrarsi quale era prode e valente per mare e per terra, in Levante ed in Germania: in breve ottenne la grancroce, il priorato di Lombardia, e finalmente il generalato delle galèe dell'Ordine suo[187]. Faceva perciò residenza in Malta molto splendidamente, secondo uomo di alto affare; e appresso menavasi numeroso seguito di capitani e di gentiluomini: fra i quali fin d'ora mi piace ricordare quei due prodi che sempre lo sostennero nelle sue spedizioni; cioè il conte Marcantonio Zane di Bologna, successore di Marcantonio Colonna nella nostra marina dopo sciolta la lega[188]; ed il nobile fulignate Giannantonio Gigli di chiara fama a Lepanto, e prima e dopo[189]. L'anticamera di casa Sforza e similmente i saloni dei suoi pari, che ancora abbiamo negli antichi palagi dei grandi signori (saloni di trenta e cinquanta metri in lungo e in largo), non erano mica per quel vecchio servigiano al banchetto in un cantuccio tra il vuoto e il silenzio perpetuo d'oggidì: ma realmente ci ricordano il numeroso concorso dei letterati, degli artisti, dei gentiluomini con tutto il codazzo dei familiari, raccolti quivi insieme per motteggiare tra loro, per corteggiare l'avventuroso signore, e per seguirlo dovunque secondo il suo grado.

La quale magnificenza spiegata eziandio da Carlo in Malta, quantunque conforme all'uso del tempo, gli fruttò l'invidia dei superbi; e suo malgrado l'avvolse in una sanguinosa e ferocissima rissa, accesasi tra i Cavalieri per la uccisione di un semplice soldato delle sue galere sulla piazza del porto.