La furia delle private vendette levò alta fiamma nell'isola. Prima dalla parte dello Sforza avvampò un famigliare, il quale per rimedio del morto ammazzò a tradimento il cavalier Ribadeneira della lingua di Spagna con un colpo ardente di archibugetto a ruota. Indi ribollirono maggiormente i confratelli nazionali del secondo ucciso, risoluti di vendicare il Cavaliere col sangue del Generale. Torna la nota contradizione degli stolti; i quali, acciecati dalla passione, come giudicano altrui, così condannano sè stessi. I congiurati assaltarono e ferirono in piazza lo Sforza, egli trasse la spada e si difese, altri mossero per levarlo di là, dove certamente sarebbe rimasto freddo, se non pigliava di gran corsa la via del porto. Ma raggiunto alla sponda dalla calca dei furiosi, e non veduto a suo scampo altri che il cavalier Giorgio Adorno genovese quivi presso, e da lungi lo schifo della sua capitana che pel confuso rumore erasi allargato da terra, levossi in aria, spiccò un gran salto (non mi basta l'eleganza della frase, quando devo esprimere tutta la verità e la grandezza del fatto), voglio dire, e forse non basta, squarciò un salto portentoso, e raggiunse diritto e fermo la poppa del suo palischermo. Avanti! Voga, arranca, e via!

Il successo maraviglioso di Carlo, in quel giorno, che fu il sei di giugno 1547, sembrò un prodigio a chi lo vide: gli stessi nemici suoi attoniti e maravigliati abbassarono le spade. Più e più la plebe Maltese presente allo spettacolo ne restò presa: d'indi innanzi ne fece proverbio, paragonando i più solenni tratti di destrezza al Salto di Sforza[190]. Il vecchio Muzio, suo grande avo, non ebbe la stessa ventura l'ultimo giorno della vita al guado della Pescara.

Lascio il seguito della sedizione: lascio il concorso dei cavalieri francesi cogli italiani a difesa di Carlo, e la pertinacia degli spagnuoli a volerlo assalire anche dentro la stessa sua capitana; lascio in procinto di combattere due galèe piene di nemici, contro due altre piene di difensori: e conchiudo che Carlo Sforza, dopo quietato il tumulto, ebbe per bene levarsi dall'isola e venirsene in Roma presso il cardinal Guidascanio suo fratello.

II.

[30 agosto 1548.]

II. — Avvenuta dappoi la morte dell'Orsino, ognun intende che il successore era pronto in palazzo: e veramente non ebbe molto a fare Guidascanio per ottenere al fratello la nomina di capitano Generale cogli stessi patti, capitoli e convenzioni del defunto; molto più che i meriti, l'esperienza e la nascita rendevanlo degnissimo dell'ufficio[191]. Perciò l'istesso Cardinale aveva comprato prima dagli eredi del conte dell'Anguillara le tre galèe insieme col nuovo scafo; e donato ogni cosa nell'istesso giorno tre di settembre al nuovo Capitano, perchè avesse a fare vie più onorata comparsa alla marina. Ecco alcuni estratti degli istrumenti di compra e di donazione[192]:

«Addì trenta del mese d'agosto 1548. — Il signor Gentil Virginio Orsini, durante la vita, conte dell'Anguillara, recentemente defunto, tra gli altri beni della eredità avendo lasciato tre triremi, volgarmente chiamate galèe, da lui stesso comprate nel mese di febbrajo prossimo passato, come proprietà dell'illustrissimo signore Orazio Farnese duca di Castro, al prezzo di diciassette mila e cinquecento ducati d'oro in oro; ed avendo ordinato nell'ultimo suo testamento che le dette galèe s'abbiano a vendere eccetera..., quindi gli esecutori testamentari per lo stesso giure di vendita hanno dato e consegnato al signor Guidascanio cardinale eccetera.... le dette tre galèe e di più il corpo di un'altra galèa che volgarmente dicono un Fusto di nuova costruzione, che è alla spiaggia fuori dei porti di Civitavecchia, già dalla Santità di Nostro Signore donato al medesimo signor Virginio, il tutto per prezzo a nome di prezzo ventimila settecento scudi d'oro, eccetera...»

«Ratificazione della vendita delle galèe, per parte delle signore Maddalena e Caterina, figlie dell'illustrissimo signor Gentil Virginio Orsini di bona memoria, in sua vita conte dell'Anguillara, eccetera...»

«Donazione delle galèe — Addì tre settembre 1548. — Il signor Guidascanio Sforza, del titolo di sant'Eustachio eccetera.... non come persona ecclesiastica, ma come membro della illustrissima casa e famiglia Sforza, ha comprato dalle illustrissime signore Maddalena e Caterina, figlie della bona memoria del conte Gentil Virginio Orsini, tre triremi o sia galere e un fusto nuovo, e spontaneamente ha donato il tutto a Carlo Sforza priore di Lombardia, suo fratello germano, eccetera...»

«Fatto in Roma ecc..., giorno, mese, ed anno, come sopra nella camera del palazzo, residenza consueta del predetto signor cardinal Camerlengo, chiamata la Cancelleria Vecchia[193]