| » Camicie, numero 520, due per ciascuno; e calzoni paja 520, due per ciascuno; che sono quattro pezzi di biancheria per uomo. Ve ne va canne cinque. Filo per cucire camicie e calzoni, vagliono[211] circa giulî quindici | Sc. Rom. 390. — |
| » Berretti, numero 260 a bajocchi dieci | 26. — |
| + 416. — | |
| » Se ne diffalca per venticinque bonavoglia, cui si danno a conto loro | - 40. — |
| Resta + 376. — | |
| » Scarpe e calze a trenta schiavi, a giulî dieci per uomo, non mettendo i bonavoglia, perchè vanno a conto loro | 30. — |
| » Schiavine che si danno alla ciurma per l'inverno, non compresi i bonavoglia, ai quali si danno a conto loro, si calcola numero centodieci, a giulî dodici e mezzo l'una | 137.50. |
| »9ª lista, c. s. | Sc. Rom. 543.50. |
»Lista N. 10ª. — Fiamme ed attrezzi di poppa.
IV.
IV. — Dunque, messo tutto a calcolo sottile, il prezzo totale di una galèa remeggiata da forzati tra la fine del cinquecento e il principio del seicento, veniva a novemila ottocento quarantatrè scudi, e giuli quattro, secondo le conclusioni del documento romano. Alle quali cifre si avvicina altresì il documento fiorentino[212], dopo lunghissima analisi, di pagine censessanta, in continuo stento per rifilare ad ogni capo le spese, secondo il desiderio del novello granduca Francesco di Toscana, conchiudendo[213]: «Monterà dunque la somma dè le somme di tutto quello che si è speso nè le cose predette col calculo di Pisa, fiorini 9520, 6, 19, 3. et tanta spesa andrà a fare una galera et a fornirla di ciò che bisogna.» Egli parla di fiorini pisani e fiorentini, eguali a sette delle antiche lire di Firenze da quindici soldi, e a cinque lire moderne circa d'Italia; tanto che presso a poco si pareggiano i detti fiorini coi nostri scudi, e non si arriva nè con quelli, nè con questi, ai diecimila: somma tuttavia che accetto rotonda, volendo largheggiare al possibile, e fuggire miserie e frazioni.
Facciamo ora di pagare diecimila scudi, e ci troveremo innanzi una galèa con tutti i suoi fornimenti, attrezzi, e corredi nuovi nuovi, e nullamente frustati nè dal tempo, nè dalle burrasche, nè dai combattimenti. Caso da non venirci più di una volta sola per sempre, cioè il primo giorno del primo viaggio. Dopo di che, prescindendo pur dalle avarie straordinarie che si valutavano e si valutano secondo i danni, costumavano i marinari dividere il pregio di una galèa in ventiquattro parti uguali, che chiamavano carati, supponendo la durata del bastimento colle sue attenenze per la media di anni ventiquattro. Quindi nel calcolo della stima, tanto diffalcavano ogni anno della sua primitiva valuta, quanti erano i ventiquattresimi e gli anni; pognamo dopo un dodicennio ogni cosa ridotta a metà, e pel doppio a zero. E ciò senza pregiudizio delle spese occorrenti ad ogni stagione per riparare o mantenere il bastimento in buon assetto; spese che non entravano nullamente nei contratti di compra e vendita, ma negli strumenti di condotta, di assento, e simili; dove o coll'imposizione del due per cento sulle merci, o con altri assegni dell'erario pubblico, pel mantenimento del legno, della gente e del capitano si assicuravano altri cinquecento scudi d'oro per ogni mese e per ciascuna galèa. Però dai carati specialmente vedeasi la diligenza e cura degli ufficiali nel custodire e conservare le cose date loro in consegna. Di che saviamente soggiugne il principe di Piombino nel citato documento[214]: «Et questa regola dei carati serve molto sulle galere: perchè facendosi una consegna di una galera o di altre robe ad un capitano, quale ella è hoggi, se gli consegna ciascuna cosa per tanti carati; et poi, quando la rende, si conosce se egli sia stato poco o molto diligente in conservare la sua consegna che hebbe; et quanto ella hoggi che esso la rende sia peggiorata et caduta dal prezzo suo.»
Ciò posto niuna maraviglia che le stesse galèe siano state prima pagate dal Fiesco trentaquattro mila[215]; e dopo tre anni, tenute da quello sciatto, e con una di meno, pagate dall'Orsino diciassettemila cinquecento; e finalmente aggiuntovi il nuovo fusto pagate dallo Sforza ventimila settecento.
Seguendo queste ragioni, secondo il costume romano, non abbiamo messo in conto le artiglierie, perchè i ministri camerali le somministravano senza prezzo ai capitani delle galèe; e insieme con esse gratuitamente davano polvere, palle e miccio. Fia bene per compimento cavarne i prezzi e la nomenclatura dal documento fiorentino, che dice così[216]:
COSTO DELL'ARTIGLIERIE E LORO APPARTENENZE.
| » Un cannone di metallo con suo scalone o cassa, et di cantara quarantacinque, et di palla libbre cinquanta, a fiorini dodici di Genova per cantaro, sono | Fior. di Pisa 617. — |
| » Due sagri finiti, di cantara quindici l'uno, con palla di libbre dieci, in Genova al medesimo prezzo | 195. — |
| » Due mezzi sagri, di cantara sei l'uno, con palla di libbre quattro al prezzo detto | 164. — |
| » Otto moschetti di bronzo, detti smerigli, finiti, cioè con sui mascoli doppi, di cantara tre o quattro l'uno, con palla di libbre quattro o quattro e mezzo al prezzo detto | 329. — |
| » Due mortajetti o vero pietrei di bronzo, di cantara sei l'uno, con libbre dodici di palla di pietra al prezzo detto; che dove siano mezzi sagri non si usano | 164. — |
| » Casse di sagri da per sè, et di mezzi sagri a fiorini tre di moneta l'una, o tre e mezzo: a tre | 18. — |
| » Pasteca del cannone, et con essa va una taglia, la quale si dà nel numero delle altre; et là è scritta con esse (altrove la valuta) | — — |
| » Cavo o barbetta per detto cannone, con che si tiri a prua (scritta altrove) | — — |
| » Lo scalone o cassa del cannone da per sè varrebbe fiorini otto, cioè lire cinquantasei[217]; nè se ne trae qui prezzo fuori perchè sendo, come è disopra col cannone, ci sarebbe due volte, et il suo carato sarà lire 2. 6. 8. e con li suoi ferramenti sino in fiorini 12 | — — |
| » Palle da cannone di libbre 50, 55, 60 l'una, numero sessanta a soldi due la libbra de' nostri, lire sei ciascuna: in tutto | 51. — |
| » Palle di sagri di libbre 10 l'una in 12 numero 120, al prezzo medesimo | 17. — |
| » Palle di mezzi sagri di libbre 6 l'una numero 200 a detto prezzo | 17. — |
| » Palle di piombo con dadi di ferro per moschetti (o smerigli) numero 400 a soldi 2.1.⅕ l'una | 6. — |
| » Palle di pietrei, numero 40, tutte di pietra di libbre dodici l'una a lire 1 l'una | 5. 5. |
| » Polvere d'artiglieria a fiorini cinque il cantaro, la più fina libbre 2000, che a Genova varrà 5 ½ o 6 di loro moneta | 100. — |
| » Polvere d'archibuso fine a fiorini dieci il cento, libbre seicento | 60. — |
| » Polverino per l'archibuso libbre trenta a soldi dieci la libbra | 2. 1. |
| » Corda o fune bollita per il fuoco de' li archibusi et artiglierie libbre cento a soldi cinque, sei, o sette la libbra; secondo sarà: a soldi sei | 4. 2. |
| »Totale | Fior. pis. 1750. 1. |
| » Alle quali partite unite le precedenti di Sc. Rom. | 9843.40. |
| »Avremo in totale | Sc. Rom. 11593.55. |