[XXV.] — Barbarossa sverna in Provenza. — Di là ritorna verso il Tirreno. — Taglie a Genova. — Il figlio del Giudèo all'Elba. — Fuoco a Talamone. — Minacce a Civitavecchia. — Ruine nel golfo di Napoli e in Calabria. — Due Domenicani mettono la pace tra Carlo e Francesco (4 agosto 1544). — Intimazione del Concilio di Trento.

[XXVI.] — Litigi privati appresso ai pubblici. — Questioni del Doria coi Camerali di Roma. — Cattura delle quattro galere di Civitavecchia (15 agosto 1544). — Clamori dei Farnesi, e restituzione.

[XXVII.] — La nostra squadra col capitano de Nobili in Barberìa (1545). — Vendita delle quattro galèe dei Farnesi a Gianluigi del Fiesco. — Il conte Girolamo in Civitavecchia con tre galere; ed il conte Gianluigi colla quarta (la Caterinetta) fuor di linea (1546). — La congiura, e tutte le galèe del Doria prese dalla Caterinetta. — Fine della congiura (3 gennajo 1547).

[XXVIII.] — Tornano le galèe all'Orsino. — Il conte Gentile ripiglia la condotta (marzo 1548). — Sua morte, e ricordo delle più belle giornate (agosto 1548).

LIBRO SESTO.
CAPITANO GENTIL VIRGINIO ORSINI,
CONTE DELL'ANGUILLARA.
[1534-1548.]

PARTE SECONDA.
DAL 37 AL 48.

I.

[5 novembre 1537.]

I. — Solenne alleanza dei principi cristiani, dugento navigli di linea, cinquanta mila fanti, quattromila cavalli, guerra in ogni parte di Oriente, assedî ed espugnazioni di fortezze, scontri sul mare con tutta l'assembraglia turchesca e piratica, in somma per le mani mi cresce la materia, ma non l'autorità del conte Gentile, protagonista del libro sesto: anzi per la stessa ragione dell'armamento straordinario esso tirasi indietro, e cede rispettosamente la mano ed il passo ad un dignitario ecclesiastico, chiamato dal Pontefice al primo posto d'onore e di autorità col titolo di Legato apostolico sull'armata navale[1]. Vediamo or dunque discendere il Conte alla seconda linea, e appresso lo vedremo risalire alla prima; e poi ritirarsi e ritornare, non lasciando mai per altri dieci anni, cioè infino all'estremo giorno della sua vita, di mostrarsi principal condottiero alla nostra marina. Però senza rompere il filo, penso di continuare la seconda parte del sesto libro sotto gli stessi auspicî dello splendido suo nome, perchè egli solo tra noi per dieci anni resta fermo, quando gli altri vengono e vanno.