Nessuno seppe in quel momento trovare una parola.
Rideva, rideva il lupo di mare, disteso in mezzo alla sala del trono, mostrando dal suo riso sganasciato i due soli denti bestiali ricoperti di un orribile strato verde.
Dove aveva trovato il denaro? Il più vile degli straccioni, il più vilipeso di tutti gli uomini, che aveva rubato spesso qualche soldo per alimentare la sua arsione feroce di alcool, era lì con tutto quel denaro.... era venuto a farne donazione allo stato.... diveniva.... il Re! Era enorme!
Dove lo aveva trovato? Rubato? Aveva forse scoperto il tesoro?
Fu subito minutamente cercato in città, ma nulla, non fu possibile sul momento rinvenire una traccia. Nessuno era stato derubato, nessuno era stato assassinato.... dunque? E non era possibile rimandarlo, la legge era chiara: chiunque si fosse non si poteva, non c'era via di scampo, quell'uomo diventava il Re. Bisognava incoronarlo.
Come di legge, ventiquattro ore dopo Iba fu incoronato Re.
La reggia si vuotò di tutti i gentiluomini, di quasi tutti i militi e domestici, rimasero alcuni vigili. La berlina dell'incoronazione era pronta nel cortile, e Iba vi saliva per presentarsi al popolo, al suo popolo, percorrendo le vie principali della città. A mezzogiorno in punto, fra lo scalpitare dei cavalli esce dalla reggia il nuovo Re. Ha nella destra alzata un bicchiere, e ride, il lupo di mare, ride, il suo sorriso estatico che sembra tenuto aperto dai due canini verdi come da due puntelli, e i suoi occhi sfolgorano, e la faccia vellosa immonda non è stata toccata per la circostanza, ha le vesti stracciate ricoperte di fango e d'immondizie, non ha indossato il manto regale, ha cinto la gemmata corona e vi è salito col suo bicchiere.
La berlina dell'incoronazione, culla preziosissima di argento con fregi d'oro, è foderata di porpora, vi sono attaccati otto cavalli bardati in oro e con zoccoli d'oro, e la guidano quattro postiglioni in livrea di altissima solennità.
Appena fuori, non urla, non fischi, le vie sono deserte, non un solo cittadino saluta il nuovo Re, da una ignota finestra parte intanto una fucilata ma a vuoto, e durante il percorso glie ne furono tirate almeno una ventina senza che nessuna lo potesse cogliere, una palla gli staccò nettamente uno di quei ricci lanosi fischiandogli sopra la testa, e lui impassibile, incolume, alto il braccio col bicchiere, alta la testa bestiale, e avanti ridendo.
Ecco che una finestra cautamente si apre e ne viene giù un grosso involucro che va ad infrangersi proprio sulla testa del Re: merda!