Allora, da tutte le finestre di tutte le case di tutta la città piovve su lui nelle più svariate maniere la stessa cosa! I postiglioni saltarono via, abbandonarono i cavalli per sottrarsi al getto, i cavalli incominciarono ad andare piano, colla testa bassa, come ad un convoglio funebre, come se lo sfregio li avesse irreparabilmente avviliti, e il convoglio continuò lentamente per le vie deserte, senza nessuna guida, sotto l'oscura bufera.
Solamente il Re, impassibile sorrideva, ma il suo sorriso non si vedeva più, la bocca ne era piena, oramai, gli occhi.... tutto ne grondava, e il bicchiere ancora alto ne traboccava continuamente, e i cavalli, la berlina, tutto ne era ricolmo. Signor Perelà, non solo uomini, nè fu affidata una tale impresa ad apposite persone di servizio, ma i migliori gentiluomini della capitale lasciarono andare di propria mano il loro fardello, e si videro piccole mani bianche, delicate, sporgersi dalle finestre e gettare in fretta un loro fagottino ben confezionato di detta cosa.
Dai tetti se ne rovesciavano recipienti enormi, non una persona rimase sulla via dell'intera città, il percorso dell'incoronazione del nuovo Re fu in breve un fiume così torbo, così torbo... come nessun fiume fu mai.
Quando il convoglio reale rientrò così trionfalmente nella reggia, fino all'ultimo domestico, tutti erano fuggiti esterrefatti.
Iba sale al trono e va a sedercisi sopra, le tracce ne furono gli unici testimoni.
Le tappezzerie della sala del trono, la porpora della berlina reale che aveva servito a più di cento incoronazioni di re, fu dovuto tutto bruciare, la reggia inondata di acqua, e tutta la città allagata per alcuni giorni onde pulirla dall'incoronazione di questo Re. Nessuno osò aprire le proprie finestre per una settimana per l'esalazione orrenda.
Iba fu solo nella reggia.
Tutti intanto studiavano la maniera di risolvere la situazione e la maniera fu presto trovata. In una capanna dove Iba, nelle rarissime sere che ritrovava la via, andava a distendersi, in quell'oscuro e immondo cantuccio furono rinvenuti due sacchi di denaro e di gemme uguali a quelli ch'egli aveva portato il giorno del contratto. Il delitto non aveva bisogno nemmeno di processo «fino all'ultima stilla» diceva la legge, egli aveva sottratto metà del suo denaro, la condanna era a vita.
Iba detronizzato, fu brevissimamente interrogato e rinchiuso: regnò quattro giorni. Il suo favoloso patrimonio rimase proprietà del paese, e con esso fu salvo e si potè dar nuovo corso nella dinastia.
Come potè avere somme così enormi? Nel borgo dove agli abitava era morto in quei giorni uno di quei piccoli banchieri oscuri che fanno i loro affari nelle provincie, un vecchio ebreo d'oriente, ritenuto pieno di denaro che non fu trovato, dopo la sua morte, in possesso di un soldo solo.