E ora passiamo a manìe varie, tutti più o meno furiosi. In questo stabilimento, signor Perelà, è in vigore il sistema di coricare e legare non in piena crisi, ma appena la crisi si accenna. Il malato allacciato in pieno del suo furore sciupa una quantità enorme di energie, ciò si usa generalmente negli stabilimenti o nei reparti dove non si paga, qui, siccome tutti pagano la loro pensione, nulla si fa per abbreviare di un sol giorno la loro esistenza.

Questo, vedete, assicura di non essere un uomo e crede che tutti sieno in errore su tale fatto, l'uomo secondo lui sarebbe un'altra cosa, non ha mai saputo dire però che cosa sia. Egli ha, per tutti quelli che gli vengono dinanzi, una smorfia di disprezzo: «ah tu credi di essere un uomo!» egli vuol dire, «no! no! no!». In certe mutazioni di tempo o di stagione egli grida furiosamente il suono «no!» a tutti.

Il nemico. Fate osservazione agli occhi dilatati di questo giovinotto. Egli ha in sè il nemico e fissa tutti nella più terribile angoscia di trovarsi da un momento all'altro di fronte ad esso. I suoi occhi non si serrano più, egli non può riposare, solo veglia e guarda. Fuori era ridotto a camminare girando continuamente su se stesso per assicurarsi che il nemico non gli giungesse alle spalle.

— Esiste forse quell'uomo, o egli lo imagina?

— Può esistere, anzi esisterà certamente, il caso è abbastanza comune, ed è al tempo stesso uno degli stati d'animo più spasmodici. Una signora aveva questa orribile manìa, la faccia odiata esisteva realmente, quella persona per una strana combinazione aveva potuto a caso impossessarsi di un terribile segreto della sua vita, la signora visse nella tema di incontrarla per ben vent'anni, lo stato di tensione tutti i giorni saliva in lei di un grado, ella non poteva più pensare che a questa cosa: «eccola, quella faccia io la vedrò ora dinanzi a me!» Pur non conoscendo quella persona la sua faccia le si era scolpita tanto di dentro da prendere il posto del suo cervello, della sua coscienza, di tutto l'essere suo. Sapete dove ella finalmente incontrò quel viso dopo venti anni? Nel cimitero, in un piccolo ritratto di porcellana incastrato in una di quelle colonnette che si pongono ai defunti per ricordo. La persona temuta, da tanto tempo era morta. La signora ne perdette la ragione e poco dopo morì. La tensione del suo spirito l'aveva tanto inalzata e alimentata ch'ella si sentì d'un tratto lasciare come un corpo nel vuoto, e cadde giù sfasciandosi di scoppio.

Manìa suicida, questo è il solo ricoverato guardato notte e giorno, non si può abbandonarlo un istante, è il più furioso di tutti e al tempo stesso può parlarvi con tale ragionevolezza da lasciarvi convinto che non sia pazzo; ha una sua curiosa filosofia che sempre finisce nel suicidio, ha tentato suicidarsi colle sue stesse mani aprendosi il ventre, rovesciando la testa furiosamente sul pavimento, qualche volta si è posto a non volere più respirare per soffocarsi, ci sono voluti quattro uomini per aprirgli la bocca. Non è possibile lasciarlo per due secondi, notte e giorno è guardato, e a passeggio, mentre egli si reca conversando come la più equilibrata e tranquilla persona di questo mondo, viene condotto per mano da due robusti inservienti.

— Lasciato solo egli si ucciderebbe subito?

— Istantaneamente. Impazzì perchè fu riacchiappato per le gambe mentre si era gettato da una finestra.

— Vi saluto, mio caro signore, io leggeva appunto di voi stamane sopra questo giornale, siete l'uomo di fumo non è vero? Mi sono molto in questi giorni interessato di voi, ma perdonatemi, non posso approvarvi che per metà. Voi avete un merito infinito senza dubbio, ma giacchè foste capace di una cosa così grande, dovevate rimanere sul fuoco in maniera da bruciare davvero. Voi siete nelle mie stesse condizioni, quel vile di mio padre mi prese per i piedi quando mi ero già lasciato andare nel vuoto, voi vi siete saputo fermare quando non eravate più che a un metro da terra. Voi amate Dio?

— L'uomo che abbiamo visto poco fa?