Dormivano tranquilli, quelli abitanti, il più beato sonno quando sentirono bussare violentemente alle case, atterrarne le porte, sbarrarne le finestre. Fuggirono nudi dai loro giacigli i sorpresi, in preda alla disperazione, incapaci ancora di difendersi colti così alla sprovvista.

Tutti fuggivano gridando, e intanto il nemico si installava nelle loro case.

Come essi non si attendevano un così mostruoso oltraggio da quel vile paese dirimpetto? Come non avevano provveduto ad una difesa contro sì malvagia gente? Correvano, fuggivano terrorizzati e nella fuga si ritrovarono tutti sulla riva del fiume. Alcuni vi erano corsi per gettarvisi dentro, altri per allontanarsi lungo la riva e mettersi in salvo.

Erano tutte le case di Dori ormai in possesso del nemico, e gli abitanti tutti al largo sul fiume. La riva assiepata di legni, di barche, barchette, videro, capirono questi, e ci si rovesciarono presto e a forza di remi furono in poco tutti in Delfo. Là trovarono il paese vuoto, non uno solo vi era rimasto, le case aperte, le credenze ben fornite, i letti comodamente preparati per coricarvisi, un paese uguale in tutto a quello che avevano lasciato, vi si installarono.

Quando quelli di fronte venuti al fiume trionfanti per stabilire già il possesso su tutti e due i paesi, (pensavano che quelli fossero ormai lontani le miglia e le miglia e non avrebbero mai più osato tentare il ritorno) giunsero e videro.... Che cosa era successo? Nulla, avevano entrambi conquistato il paese rivale, la guerra non poteva essere più vittoriosa.

Rimasero così, e così nessuno potè più insidiare l'altro, le barchette da quel giorno servirono per i buoni rapporti d'interessi e di affetti che fra i due paesi regnarono poi sempre.


Domani mattina a ore dieci, sulla Piazza d'Armi, il signor Perelà passerà in rivista le truppe.

LA FINE D'ALLORO

Al crepuscolo, quando la vettura con Perelà e il suo seguito rientrava nel cortile del palazzo, la reggia era tutta in scompiglio per questo fatto avvenuto, assai strano.