Perelà uscito fuori dalla porta della città, si era diretto su verso le colline, e camminava lungo un ruscello coi suoi pensieri, e si sentiva andare andare come sorretto dallo zeffiro azzurro che tutto alitava intorno e tutto illuminava. Si sentiva tanto leggero come non si era sentito mai, e in certi momenti gli sembrava di avere perduta la terra e già di essere alto sopra di essa. Si guardò addosso e il suo corpo gli apparve, invece che grigio intenso, azzurro, e le scarpe lucenti, due corolle dalle quali usciva il corpo come un fiore dell'aria.
Incominciò a salire il colle ammirando ora i begli alberi che gli porgevano i rami robusti e agili tutti adorni di foglie verdi, udiva il filo dell'acqua argenteo gorgogliare ai suoi piedi infantilmente e insinuarsi e fuggire giù per il pendio fra le piante di felci.
Era vero, non si era sentito mai tanto leggero, mano mano che saliva elevandosi sulla città anche i suoi pensieri si elevavano, le preoccupazioni della reggia e di tutta quella gente laggiù si allontanavano, si attenuavano, si perdevano quasi oramai dinanzi al suo sguardo. La luce lo vinceva, il calore del sole, la leggerezza del suo corpo, il verde delle foglie, l'infantilità di quel filo d'acqua, il respiro puro, gli fecero sentire per la prima volta che tutto quello che si faceva laggiù fra quell'enorme mucchio di pietre era qualche cosa di grave, di pesante, di sommamente pesante, in una maniera che ora gli cominciava a divenire insopportabile. Le torri, le larghe costruzioni, i tetti, enormi cappelli schiaccianti delle case, e tutto si gravava sulla terra così spietatamente, i gentiluomini, i soldati rivestiti di ferro, le carrozze, tutto tutto era di una gravità insopportabile. Guardò un albero che spaziava su alto espandendosi nell'aria mentre il tronco non occupava che un piccolissimo pezzo del terreno, e guardò ad una casa dove abitava un piccolo uomo appoggiata spietatamente sopra la terra per tante centinaia di metri, guardò le torri della reggia, là nel mezzo la mole oscura del palazzo reale regnava anche sopra tutti gli edifizi della città.
Allora si ricordò del primo giorno, quando vi giunse col suo spirito puro, e tutte le cose gli avevano fatta questa medesima impressione, ma dopo, l'abitudine e le preoccupazioni quotidiane della vita l'avevano attutita, e le cose che lo avevano circondato erano finite per divenirgli familiari perdendo un po' della loro gravezza. Eppure, pensò egli allora, io acquisterò laggiù tante belle qualità, ma finirò per perdere la mia qualità migliore, la sola vera qualità mia: la leggerezza, questa leggerezza che ora m'inebria e m'innalza. Pensò a Pena a Rete a Lama, guardò intorno tutta la corona delle colline nella speranza di riconoscervi la sua vecchia casa, ma non vi riuscì, tante case lontane gli sembravano quella ma non ne fu sicuro.
Era giunto alla cima del colle, la città rimaneva sotto nella vallata forse per trecento metri e la si dominava bene tutta. Prima guardo il cielo, quanto ne potè vedere, quanto il vasto orizzonte glie ne concedeva, poi abbassò ancora gli occhi giù sull'ammasso enorme scomposto di giallastro, rossastro verdastro che formava il panorama della città e si sentì in quel momento di disprezzarla come preso da una nausea naturale, quell'ammasso gli appariva uno sfregio, una vomitatura del padre eterno, dopo un suo pranzo.... da padre eterno.
Guardò ancora il cielo e si sentì tutto rianimato, vagava sulla cima del colle quando scorse all'ombra di una quercia una fanciulla seduta a terra, aveva le gomita puntate sulle ginocchia e la faccia posata fra le palme delle mani che le facevano guscio alle guance, un bastone le riposava nel grembo, e alcune pecore dormivano vicino a lei, era fissa incantata sul panorama cittadino.
Quando Perelà le fu presso, la bimba starnazzò come una pollastra alzandosi, indietreggiando di alcuni passi lasciando cadere a terra il bastone ma conservando le mani alla faccia scomposte. — Oh! — gridò.
— Avete paura? — le disse Perelà sorridendo. — Di che?
— Perdonatemi signore, voi mi sembraste dapprima una fantasma.... se voi non mi farete paura io non avrò paura.
Perelà la guardò sì dolcemente che la fanciulla gli venne vicino composta e rassicurata.