— Silenzio! — I campanelli sono tutti a gambe all'aria, quello squarciato sembra una vecchia contessa femminista in battibecco con dei suoi fervidi spasimanti dai quindici ai venti anni.

— Atto di accusa.

«Imputato, siete accusato di esservi servito di male arti per ingannare la Reale opinione, l'opinione del consiglio dei ministri, l'opinione pubblica! Vi siete fatto credere, per la vostra eccezionale natura, in grado di compiere un'alta opera per il nostro paese, mentre eravate pienamente cosciente della vostra assoluta impotenza di tutta la vostra insipida nullità.

E ciò per le vostre illecite mire ormai svelate.

Voi avete fino all'ultimo momento mantenuta la missione generosamente offertavi invece di rassegnatamente dimettervi.

Siete accusato di esservi servito ancora di dette male arti per indurre un uomo al suicidio. Alloro è la vostra prima vittima, voi avreste continuata una propaganda di strage, incendiaria e omicida, facendo abbruciare uomini e cose per restare padrone terribile e assoluto del campo. Siete imputato di essere penetrato nel nostro paese al solo scopo di nuocere, servendovi del vostro illegale, losco potere. Discolpatevi».

Si fa un po' di silenzio, c'è qua e là gente che zittisce, si vuole potere udire la difesa di Perelà. I campanelli hanno le sottane al loro posto.

Appena Perelà incomincia a muoversi, a dondolarsi un poco in attitudine di parlare, la sala ritorna nel silenzio più perfetto.

— Io sono leggero. — Queste parole egli le dice con voce ferma, tranquilla, alitate con la soavità più assoluta di tutta la sua espressione.

— Avanti, discolpatevi!