Venite pure avanti, fermatevi, scuoprite.

Ecco, come voi potete bene osservare, signor Perelà, quella è una dama del diciottesimo secolo, il cavaliere che le è a fianco si è di fresco levato di ginocchio, dov'egli era per isporgere la sua dichiarazione di folle amore. E la nobile dama, in piedi, la vedete? accenna vaga coll'indice della sua pallida mano, la finestra, vedete quella rosea porpurea che vi sembra scoppiata per incanto nella notte di attesa? La vedete? Ecco, ella gli dice col gesto, prendetela. E non è come dire: la vostra dichiarazione è coronata dal mio amore? L'attesa è finita? Quel fiore che vi mancava eccolo, prendetelo, conservatelo sul vostro petto? Pegno di un primo bacio? Non vedete com'ella lo guarda? E con quanta grazia indica la bella rosa sul davanzale? Questo quadro si chiama appunto: il cavaliere senza la rosa.

— Che cosa dice quella signora?

— Prendete, quel fiore è vostro.

— Io credevo invece ch'ella dicesse: signore, uscite.

— Oh! Ma signor Perelà, che cosa dite mai? Non vedete come quegli occhi brillano? Come quelle labbra sono avide di baci e d'amore?

— E non si può dire con un sorriso uscite, ad un uomo?

— No certamente, e come potrebbe dire così s'ella indica la finestra?

— E non si può uscire sorridendo per una finestra?

— Ma no, ma no, ma no vi dico, non si può uscire, è come se gli dicesse io vi voglio vedere accoppato. Ella non può assolutamente dire questo, vi pare, non può, il significato del mio quadro ne sarebbe totalmente travolto.... Io vi prego caldamente di non dir ciò con alcuno, voi pregiudichereste a fondo la mia opera.... la vostra interpretazione in questo momento mi sarebbe fatale.... Venite pure avanti, fermatevi, cuoprite, andate.