— Ho il mio cannocchiale. Non conoscete il canocchiale della critica? È il più lungo di tutti e insieme quello che si ripiega meglio. Lo porto nel taschino del gilet, guardate, e me ne avanza.


— Il dottore della Corte Agostino Pipper.

— Sono il medico della Corte, signor Perelà, voi sapete che cos'è un medico? È una fila di cose. E sono dì e notte perduto a vedere che sia mai questo inquietantissimo corpo umano che pare una faccenda tanto perfetta ed è di una grossolana scandalosa irregolarità, e di una trivialità sconcertante. Se sapeste con quale cautela un uomo della mia elevatura debba maneggiare la propria lingua. Scherzi pure finchè vuole con quella degli altri, ma.... in guardia colla propria! Il segreto è tutto lì, nel dire.... e nel non dire. Gli argomenti saranno sempre buoni e in vostro favore, è il fatto che vi frega. Se voi dite, poniamo: il malato guarirà, in men di due ore il fetente crepa. Se voi dite poniamo: certamente muore, e quello vi guarisce dopo avergli fatto dare l'olio santo. Sono il male e la medicina i due sposi più burberi che mai si sia dato nel tempo, che non fecero al mondo che farsi dispetti senza tregua, solamente in silenzio possono andare d'accordo.

Il vostro polso? Buono, buono.

La vostra lingua? Ottima.

Eccovi la mia carta, per quando possano venirvi utili i miei servigi, sono ai vostri comandi.


— Il grande filosofo indipendente Angiolino Pila, detto Pilone.

— Non sono mica un filosofo sapete signor Perelà, non date mai ascolto a quello che vi dicono. Quando un uomo ha detto del proprio simile ogni sorta di sconcezze, ecco che è subito un filosofo, e più lo avrà trattato come si meritava e più sarà grande lui, il filosofo.