— Non è lui fatto per l'unica dolcezza del concedere?
— Mia cara Oliva anche tu divieni ogni giorno più insopportabile con tutte queste malinconie. Che cosa ti capita che ti fa star male così? Tu soffri mia cara, è evidente. Non le badate signor Perelà, essa è di un carattere tanto mai afflitto che sovente ci affligge tutte e ci fa passare delle orribili giornate. Donna Gioconda volete dire voi qualche cosa?
Donna Maria Gioconda Di Cartella.
Di tutte queste signore, mio egregio amico, io sono proprio quella che dovrebbe tacere. La mia vita fu solo di rassegnazione e di raccoglimento. Come bene vedete io non sono più giovanissima. Venticinque anni or sono andai sposa al signore Di Cartella, ma egli non riuscì a superare la mia verginità, non vi riuscì allora nè vi riuscì più mai. Io sono ancora quella fanciulla che la mia amata Superiora consegnò un giorno nelle braccia di mia madre.
Giovane, ardente, delusa, ferita, fui sul momento capace di meditare una vendetta e cercare altrove quel naturale sfogo alla mia rigogliosa giovinezza, e che alla mia legale unione veniva negato.
Poi.... volli dimenticare, volli usare tutta la mia forza per vincere una piccola battaglia su me stessa, e la vinsi.
Il mio buon compagno che non poteva avere da me amore, si ebbe la più fedele ed affettuosa compagnia che sorella abbia potuto mai prodigare.
— La sua generosità è favolosa.
— Era tanto spiccia!