Nel brevissimo tempo del fidanzamento io e il mio fidanzato fummo assai poco insieme, e non fummo mai soli sino al giorno delle nozze.

Il conte Ilario Denza fu su di me con quella violenza, credo, di ogni altro uomo sano e robusto. Non intendo fare a lui carico alcuno, ma io.... io, quello che dovei soffrire, a quale prezzo di angoscia e di lagrime ottenni di rimanere inerte e di lasciarlo agire. Io sentivo, per lo spasimo di non poterlo respingere, già le unghie aguzze della follìa rimestarmi dentro nel cervello, per sbriciolarlo, per togliergli ogni sua coesione, ogni sua unità vitale, poi il vuoto dinanzi a me, come se un essere che non era io si fosse atrocemente ribellato in me.

All'alba fuggii da mia madre, le dissi che se il conte si fosse fatto su me un'altra volta io mi sarei uccisa in quel momento.

Fu pattuita la nostra separazione il giorno stesso. Un'aspettativa bestiale, feroce, di dieci anni, una lacerazione lunga, interminabile, occulta di tutto uno spirito, che si chiuse nell'ultimo grido di dolore alla lacerazione della carne, col disgusto supremo di tutti i sensi.

Signor Perelà, io portava in me senza saperlo il mio vero marito e non ammetteva il tradimento.

— Ella è almeno sicura di confarsi seco lui nel carattere per tutta la vita, non è vero signor Perelà?


La Contessa Cloe Pizzardini Ba.

Mio caro signor Perelà o voi vi sarete meravigliato al racconto delle mie ottime amiche, o voi vi meraviglierete proprio adesso, al mio.

Ditemi francamente, non le trovate un pochino esagerate?