Io non seppi con un uomo giungere che ad un punto solo, alla morte, poi vissi naturalmente morta, e non ricordai.

La morte nel suo più rigoglioso fiorire di petali freddi, con tutto il ghiaccio della sua vita.

Quando vicina ad un uomo io rinasceva al mondo, e ricominciavano i miei sensi di nuovo a funzionare, il mio compagno già aveva fumata una sigaretta e ne accendeva una seconda, si arricciava placidamente i baffi, leggeva tranquillamente il suo giornale. Dall'orlo della sepoltura, ancora tutta immersa, bianca, morta ancora per tre buoni quarti, intravedeva la sua faccia calma, serena, il suo aspetto florido, sodisfatto, il suo roseo colorito.

Che cosa era accaduto? Quanto ero rimasta sepolta?

Io ora gradatamente mi disseppellivo, ma ero davvero morta, avevo sentito la mia temperatura abbassarsi, i brividi insinuarsi per tutte le mie ossa, per tutte le fibre, avevo sentito i muscoli irrigidirsi tutti, e la pelle ritirarsi in una convulsione suprema. Io era entrata nel nulla.

L'oltraggiosa indifferenza, la cinica irriverenza colla quale i signori uomini trattarono sempre il mio eccezionale, quasi sacro sentire, mi inasprì a tale segno che decisi di ritirarmi ad una solitudine contemplativa nella mia villa fuori le mura, dove tuttora io vivo.

Come avrei potuto sopportare ancora vicino a me la presenza di una così materiale creatura?

Io viveva là solitaria, frequentavo raramente alcune amiche e facevo continue visite al vicino cimitero dove ha la sua sepoltura la mia adorata mamma.

Aggirandomi così fra i morti pensava sovente al loro momento supremo.

Quante volte ero morta come loro!