— Guardate, guardatemi negli occhi, guardate le mie mani, guardate il mio sorriso. Io mi sento in quest'istante di riassumere tutte quelle membra!
— Dio.
— Dite, voi credevi, dite, che la Regina avesse altri occhi? Altre mani? Altro sorriso? Le dame della società ieri certo v'intrattennero allegramente, ma io.... io sono la Regina....
— Dio.
— La Regina frugare non può nel suo passato, e s'ella scruta nell'avvenire, ahimè, voi la vedete raccogliere una spada pesante bagnata di sangue, e trascinarsi via con quella, via lontano, via.... scomparire.
Ma io vi posso insegnare un giuoco però, un giuoco da Regina, il giuoco che si chiama dello Stato.
— Dio.
— Prendete, ecco le carte, queste sono le dame, tenete, questi i cavalieri, li tengo io, qua le carte di spade. Mescolate le dame voi, io mescolo i cavalieri, mescolate le carte di denari, io le carte di spade.
Io alzo un cavaliere, alzate voi la dama, alzate ora una carta di denari; il cavaliere che s'incontra colla carta più alta di denari è il Re, la dama che gli corrisponde è la Regina.
Ecco, questo è il Re, questa la sua Regina, il denaro allo Stato. Mescolate il Re colle carte di spade, quando il Re si combina colla carta più alta di spade muore.